Mercoledì, 20 Gennaio 2021
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L'ANALISI

Niente più toppe, subito le nuove regole

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L’ultima, sonora batosta sulla Formazione siciliana arriva dal Cga, che ha bloccato i 35 milioni di euro del progetto Prometeo, riservati dal governo regionale al Ciapi di Priolo. Le somme non vanno perdute, ma riconosciute ad altri enti di formazione, danneggiati dal mancato scorrimento delle graduatorie. Che ne sarà, però, del Ciapi e dei suoi circa 1.500 dipendenti?
La formazione siciliana è divenuta terreno di intervento continuo da parte della giustizia. Con una ricorrenza che stupisce anche il più incallito osservatore, Corte dei Conti, TAR, CGA e tribunali demoliscono sistematicamente le iniziative della Regione, cancellando, se è mai esistita, qualunque strategia di rilancio di un comparto che negli anni ha generato ritorni sempre molto modesti per la collettività dei contribuenti. Se prima ci confrontavamo con la spesa improduttiva destinata a migliaia di corsi evanescenti, oggi ci troviamo in presenza di un massiccio impegno di risorse pubbliche, ma senza corsi e con tanti dipendenti in attesa degli stipendi. La macelleria sociale tanto esorcizzata ormai è nei fatti.
Sei giudici contabili, amministrativi, civili e penali non salvano nulla della formazione, viene da interrogarsi sulle reali motivazioni politiche che hanno presieduto alle scelte fatte e sulle eventuali responsabilità burocratiche.
Una cosa sembra certa. Si èvoluto fare la scelta delle mezze misure, quando c' erano tutte le ragioni per mandare definitiva mente in soffitta il modello formativo siciliano e sostituirlo con il sostegno all' apprendimento direttamente dentro le imprese; forse si sperava che la mezza misura salvasse la metà dei posti. Ma nella realtà non funziona così.
Nelle moderne società la formazione non rappresenta un esercizio formale né tantomeno sterile. Dietro il boom della disoccupazione italiana si cela infatti una vera «emergenza formazione».
Nello scacchiere europeo, denuncia Il Sole 24 Ore, il nostro Paese si caratterizza per il record negativo del minore numero di adulti, tra 25 e 64 anni, che frequentano corsi di aggiornamento professionale: soltanto 62 su mille, conto i 177 della Francia, i 161 della Gran Bretagna e persino i 111 della Spagna. Nella media europea 102 lavoratori su mille fanno regolarmente formazione.
E che dire della Sicilia, dove il 60% della popolazione, oltre i 15 anni, si ritrova con la licenza elementare o al più con la media inferiore?
Che partita, allora, vuole giocare la Sicilia sul mercato? Quali risorse può mettere sul piatto della competizione, quando cede all' estero risorse umane formate e prende dall' estero immigrati da formare? Cosa offre nella grande vetrina dell' EXPO, se manca di valorizzare giovani e meno giovani nel difficile inserimento nel lavoro?
Non sembri eccessivamente sarcastico, ma guardando al divenire della vicenda formazione in Sicilia, mai sembrò più pertinente la massima del grande drammaturgo tedesco, Bertolt Brecht: sto lavorando per preparare il mio prossimo errore.

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