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VIADOTTO HIMERA

Manlio Munafò: «Strade vecchie e forti piogge: questi cedimenti erano prevedibili»

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Ingegnere Manlio Munafò, come mai così tanti crolli e cedimenti? Lei è l’ingegnere capo del Genio civile di Palermo, e sa che c’è un esempio molto recente, quello della Palermo-Agrigento e del viadotto Scorciavacche...

«Le cause sono similari ma non sono situazioni paragonabili. Hanno contato molto i fenomeni metereologici, che hanno influito sull'abbassamento del rilevato su cui poggiava il manto stradale. C'è stata insomma un assestamento forse non prevedibile e preventivato, visto che si trattava di una struttura molto recente, parlando del viadotto di Scorciavacche. Detto questo, è chiaro che queste cose non dovrebbero succedere. Non voglio fare una difesa d'ufficio, non è di mia competenza, ma la gente deve capire che sono cose che purtroppo possono succedere. Il problema è un altro».

Quale?

«Nell'immaginario collettivo le opere in cemento armato vengono individuate come opere eterne. Non è così. Il calcestruzzo armato ha una sua vita. Noi, in Sicilia, ci troviamo in quella fase dove le grandi opere come l'A19, per esempio, possono considerarsi strutture vecchie. Moltissime strade hanno 30-40 anni e iniziano inevitabilmente a risentire dell'età. Si deve porre l'accento su quelli che sono gli aspetti della manutenzione, sulle opere in cemento armato. Tra l'altro sono costruzioni che sono state costruite basandosi sul traffico di vetture e mezzi pesanti dell'epoca, che per forza di cose era molto, molto diverso da quello di ora. Questo è un altro elemento che non si può dimenticare, perché calcoli ormai superati possono portare ad un aggravamento delle condizioni di carico delle strutture, ad una maggiore sensibilità del fattore tempo».

Era prevedibile quello che è accaduto sulla Palermo-Catania?

«Certamente non in queste dimensioni. Che ci fosse una frana attiva nessuno lo può negare, questo era noto a tutti, era già successo nel 2005 in una provinciale vicina, la Scillato-Caltavuturo, dove era stato notato uno scivolamento rilevante di 200 metri e che andava a toccare l'autostrada, ma sicuramente le condizioni meteo invernali, molto particolari, con tantissima pioggia, hanno contribuito a tutto questo. Potrebbe essere stato un fattore scatenante, che ha causato lo scivolamento. È la natura di questi terreni. Basta percorrere l'autostrada, guardando a destra e a sinistra mentre la si percorre in auto. C'è la terra viva, senza vegetazione, sono tutte frane, e ogni stagione invernale ha le sue caratteristiche. Le acque del fiume Himera erodono questi versanti, le piogge rendono plastici questi terreni che così scivolano verso il basso, provocando delle frane, che questa volta hanno coinvolto il pilone della A19, e potrebbe non essere l'unico, tra l'altro. Non possiamo dimenticarci che la tipologia di quei terreni è a forte matrice argillosa, sono terreni molto sensibili all’estrema piovosità nella stagione invernale. L'intensità e la durata delle piogge ha fatto sì che questi terreni arrivassero a saturazione».

Da Roma, e non solo, sono arrivati diversi attacchi sulla mancata prevenzione

«Tutto si può pensare e sono comunque interventi costosi, non si parla di spiccioli. Si deve fare una cernita tra tutte le criticità che ci sono in giro per la Sicilia, non abbiamo somme infinite, si deve scegliere tra una cosa e o un'altra. Probabilmente c'erano delle priorità ritenute più urgenti rispetto alla manutenzione della A19, oltre a questa ce ne saranno molte altre. Il limite è la disponibilità finanziaria, non certo la voglia. Noi ci troviamo quasi sempre nella situazione di un padre di famiglia che non ha le risorse finanziarie adeguate e deve fare delle scelte magari dolorose per mandare avanti la famiglia».

Quindi va bene l'imprevedibilità, la natura, il maltempo e l'età delle strutture, ma qualcosa si potrà pur fare per cercare quantomeno di prevenire tutto questo

«Piuttosto che andare a costruire strada nuove, o meglio, oltre che a costruire strade nuove, abbiamo bisogno ancora di migliorare, in tutti i settori, quello che abbiamo già oggi. Ci vuole maggiore attenzione, una maggiore manutenzione, è un passo fondamentale. Abbiamo l'esempio lampante della viabilità secondaria, con le provinciali: sono stato il commissario straordinario della provincia di Palermo e assicuro che è quotidianamente una guerra senza armi, con continui tagli di risorse finanziare, che ci impedisce di fatto interventi degno di questo nome. Dopotutto, non avendo i fondi le Province non possono intervenire. Risparmiare è una bella cosa ma dovremmo risparmiare sugli sprechi. Ci sono settori in cui non si può risparmiare. Ora possiamo vedere cosa accade nella viabilità, nelle strade provinciale, nelle statali, nelle autostrade. Prima si spendeva male e troppo, però non si può tagliare in maniera così radicale. Nessuno degli enti ha soldi, nemmeno l'Anas. È un sistema che non funziona».

Tutto giusto, ma la Sicilia ora è spaccata in due. Quali interventi serviranno per ripristinare la viabilità sulla Palermo-Catania?

«Come Genio Civile, non siamo stati coinvolti in questa attività, ma ovviamente siamo a conoscenza delle procedure. Si era tentato di salvare l’altra carreggiata, demolendo di fatto l'effetto della frana...».

Ipotesi superata dalla decisione di demolire tutto il viadotto e realizzare una bretella di collegamento...

«In ogni caso si dovrà intervenire sulla frana, che in quella zona è di dimensioni considerevoli. Frane di queste dimensioni sono difficilmente contrastabili, ci vogliono opere di consolidamento. Esistono dei fattori endogeni che alimentano questa frana, come lo scorrimento di acque nel sottosuolo, che hanno influenzato la situazione. Se ci sono questi fattori, bisognerebbe eliminare questi fattori, ad esempio con una regimentazione delle acque a monte, per limitare questi effetti. E poi, ammesso e non concesso che non si riesca a fare tutto questo, si dovrebbe pensare a come e se è come possibile stabilizzare il versante, che potrebbe essere la parte più complessa».

Si parla di anni di lavoro...

«I tempi della risoluzione del problema non sono immediati e non sono brevi. La demolizione ha le sue criticità per la vicinanza delle due carreggiate. Vista la situazione generale, però, se si riesce a portare insieme questo progetto sarà un bel passo avanti. Il ripristino delle condizioni di viabilità significano risparmiarsi perdite di tempo. Con criticità già pesantissime soprattutto per i mezzi pesanti».

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