Domenica, 28 Febbraio 2021
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L’INTERVISTA

Claudio Neri: «Col web i jiahdisti ampliano il consenso e adesso puntano all’occidente»

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L’esperto dell’istituto Machiavelli: l’Isis cerca di acquisire primazia tra i gruppi terroristici

«L’Isis, almeno fino ad oggi, ha avuto un obiettivo di tipo geopolitico: la costituzione di uno Stato in pieno Medio-Oriente. Le indagini successive alla strage di Parigi, però, fanno emergere un dato nuovo e potenzialmente allarmante. Alcune reti terroristiche, fino a poco tempo fa legate al network qaedista, hanno infatti preso a gravitare attorno al movimento iracheno. Che potrebbe ora cambiare strategia, iniziando a puntare all’esterno verso bersagli occidentali». Claudio Neri, direttore del Dipartimento Ricerca nell'Istituto di Studi Strategici «Machiavelli» con sede a Roma, non nasconde le sue preoccupazioni per le mire espansionistiche del califfo nero: «L’Isis - avverte Neri - sta cercando di acquisire, peraltro con grande successo finora, la primazia all’interno della galassia jihadista internazionale».

Lo Stato Islamico cerca di esportare jihad nel nel mondo, ma intanto in Iraq e Siria segna il passo dopo mesi di irresistibile avanzata. Il crescendo di violenza e orrore in queste settimane, allora, può essere letto come segnale di debolezza?

«L’Isis, in questo momento, è chiaramente in difficoltà da un punto di vista militare, come peraltro previsto dagli esperti fin dall’inizio. Ha perso il cosiddetto “momentum”, anche a causa di un eccessivo ampliamento delle zone sotto il suo controllo».

La polizia italiana ha oscurato venti siti che inneggiano all’estremismo islamico, mentre il gruppo hacker “Anonymus” dice di avere bloccato centinaia di profili Facebook e Twitter appartenenti a militanti dell’Isis. Questa è una guerra combattuta sempre più su Internet?

«Internet è essenzialmente uno strumento di propaganda e l'Isis è il gruppo terrorista che ne fa l'uso più sofisticato. Anzi, ha uno specifico dipartimento che si occupa esclusivamente dell'uso dei social media. Non sono, però, tra quelli che ritengono sia diventato un nuovo terreno di battaglia. Le guerre sono un’altra cosa! In rete si veicolano messaggi per raggiungere un'audience sempre più vasta come cinquant’anni fa avveniva con i giornali o la radio».

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