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Irregolarità alla discarica Stretto di Caltanissetta, ex dirigenti del Comune imputati

Sotto processo l’ex dirigente dell’Ufficio tecnico, un altro esperto e l’ex custode dell’impianto
Sicilia, Archivio

CALTANISSETTA. È per la conduzione della discarica di contrada Stretto che un ex funzionario del Comune, un tecnico sempre del Municipio e il custode dello stesso impianto sono adesso chiamati sul banco degli imputati.
Sono l'ex dirigente dell'Ufficio tecnico di Palazzo del Carmine, Gaetano Corvo, il tecnico Michele Gioé e l'ex custode della struttura, Michele Petrantoni (assistiti dagli avvocati Giuseppe e Francesco Panepinto ed Annalisa Petitto). Nei loro confronti la procura ha ipotizzato il reato d'inquinamento ambientale.
Gli inquirenti hanno puntato l'indice sulla gestione dell'impianto nell'arco temporale compreso tra l'ottobre 2007 e il novembre di due anni dopo.
Un periodo precedente, per l'esattezza il lasso di tempo compreso tra il 2003 e il 2004 e anche oltre, era già entrato nel mirino degli inquirenti, ma dall'inchiesta e dal successivo procedimento che ne sono derivati, l'allora dirigente dell'Ufficio tecnico del Comune ne è uscito con un'assoluzione con formula piena. Il giudice, nel dicembre di cinque anni fa, lo ha assolto per «non avere commesso il fatto». E ieri l'avvocato Panepinto ha prodotto al giudice Valerio Sasso quella sentenza perché il pm, allora - secondo la difesa - ha portato avanti la contestazione spostandola nel tempo fino al momento del verdetto, ovvero il 2008. E da dicembre di quell'anno, il 2008, fino all'ottobre 2009 la discarica è rimasta sotto sequestro. Tutti nodi, quelli sollevati dalla difesa, che il giudice scioglierà alla prossima udienza.
Ma la procura ha poi ritenuto di avere acceso i riflettori su un arco di tempo successivo, tirando ancora una volta in ballo lo stesso dirigente e inglobando, in questo nuovo dossier, altri due nomi, ovvero quello di un tecnico comunale e dell'ex custode di «Stretto».
Ognuno di loro è stato tirato in ballo per il ruolo professionale rivestito e le responsabilità in relazione alla discarica. E con la propria condotta - è la tesi dell’accusa, ora rappresentata in dibattimento dal pm Teresa Li Vecchi - ognuno di loro avrebbe finito per causare l'inquinamento del sottosuolo e delle falde acquifere. Questo lo scenario che da ieri è approdato in tribunale.

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