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Gela, 130 i commercianti antiracket: «Il pizzo non più chiesto porta a porta»

Il controllo del territorio: 850 arresti di mafia in otto anni
Sicilia, Archivio

GELA. «Abbiamo fatto sistema e in questo modo non abbiamo fatto sentir soli gli imprenditori». Lo afferma Renzo Caponnetti, presidente dell’associazione antiracket Gaetano Giordano di Gela. Un’associazione nata nel 2005 e che oggi conta 130 iscritti. Del grave fenomeno del pizzo si è parlato nel corso della trasmissione «Ditelo a Rgs».
«Essendo in tanti – spiega Caponnetti – non possono ammazzare tutti». A Gela, in meno di otto anni, sono stati arrestati 850 mafiosi «grazie al lavoro che abbiamo fatto insieme alla Procura e alle forze dell’ordine che sono state sempre al nostro fianco. Gli anni bui sono passati, il pizzo non viene più chiesto porta a porta». «In molti casi durante i processi per estorsione – ha sottolineato il presidente della Corte d’Appello di Caltanissetta, Salvatore Cardinale all’inaugurazione dell’anno giudiziario - le vittime hanno collaborato e denunciato i loro aguzzini». «Le richieste di denaro a scopo estorsivo – continua Caponnetti - sono notevolmente diminuite ed è stata stroncata sul nascere qualsiasi nuova forma di consorteria mafiosa. Le associazioni antiracket sono divenute luoghi per il ripristino della legalità e hanno svolto un lavoro attivo per liberare la Sicilia dalla mafia». A dare manforte alla lotta contro il pizzo anche Confindustria, presieduta da Antonello Montante, oggi presidente regionale e fino a qualche anno fa a capo dell’associazione degli industriali nissena

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