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Dal Pnrr le risorse ai Comuni siciliani per costruire e ristrutturare asili nido e istituti dell'infanzia

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Il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), voluto e finanziato dall’Europa, è il più ambizioso programma mai realizzato per la crescita e il rilancio del Continente, anche più dello stesso Piano Marshall voluto e finanziato dagli Usa per sanare le ferite del Dopoguerra; è l’unico beneficio del Covid che, per il resto, ha seminato povertà, sofferenza e lutti. Il Pnrr prevede la realizzazione di numerose misure, tra riforme e investimenti, che devono essere portate a compimento con il rigoroso rispetto delle scadenze programmate, pena la perdita definitiva dei relativi fondi.

A proposito di scadenze l’Italia ha cominciato bene, conseguendo «tutti e 51 gli obiettivi da raggiungere nel 2021»: lo sottolinea il presidente del Consiglio, Mario Draghi, che aggiunge però una postilla. «Se vogliamo che la percezione dell’Italia all'estero cambi in modo permanente, questa è un'occasione unica: dimostrare che le risorse del Pnrr saranno spese in tempi rapidi e prevenendo fenomeni di corruzione e infiltrazioni delle organizzazioni criminali».

Il più delle volte i contenuti del Pnrr restano estranei al dibattito pubblico; forse distratti dall’elezione del presidente della Repubblica, i leader politici non mostrano di avere piena consapevolezza della posta in gioco. L’opinione pubblica, invece, dimostra più sensibilità della politica; la società Deloitte, infatti, ha realizzato un sondaggio tra i principali Paesi che ha fatto emergere «la completa convergenza dei cittadini europei» e la piena fiducia (80% degli intervistati) nell’esito finale del programma d’investimenti e riforme. Insomma i cittadini europei - italiani in testa - sembrano avere capito che parlare di Pnrr non significa parlare di miliardi (sulla carta) e di progetti (nei cassetti).

A dire il vero il Pnrr non brilla certo per la fluidità della narrazione, ricco com’è di tecnicismi e dei consueti richiami al lessico politichese; il risultato è che, fatta eccezione forse per il solo titolo, la portata reale del Piano non è di agevole comprensione da parte di molti. Per agevolare l’uscita da questa situazione contraddittoria può, quindi, essere utile ripercorrere in sintesi il Pnrr e approfondire qualche misura specifica, con riferimento al Mezzogiorno.

Come si deduce dall’audizione parlamentare dell’Ufficio di Bilancio, le risorse europee da impiegare, entro il 2026 nel territorio italiano, ammontano a 206 miliardi. Al Mezzogiorno è destinato il 40% di tale importo, pari a 82 miliardi. Più nel dettaglio, le risorse assegnate al Mezzogiorno ammontano a 15 miliardi di euro per la rivoluzione digitale nella Pubblica Amministrazione, a 23 miliardi per la transizione ecologica, a 14 miliardi per le infrastrutture destinate alla mobilità, a 15 miliardi per l’istruzione e la ricerca, a 9 miliardi per il lavoro e le infrastrutture sociali e a circa 6 miliardi per la salute. In base alla quota di popolazione, alla Sicilia competono circa una ventina di miliardi, senza dimenticare tuttavia che il grosso delle spese è in capo a regioni, province e comuni e che dalla loro capacità d’intervento dipende l’esito finale del Pnnr.

Vediamo qualche misura specifica; una di particolare interesse per la Sicilia riguarda il potenziamento dei servizi per i bambini più piccoli, con la recente assegnazione ai comuni delle risorse per gli asili nido e le scuole dell’infanzia. L’investimento è finalizzato alla costruzione, riqualificazione e messa in sicurezza degli asili nido (neonati fra 3 e 36 mesi) e delle scuole per l’infanzia (bambini 3-5 anni).

La misura è imponente e si propone di creare, solo nel nostro Paese, 265 mila nuovi posti, puntando alla media europea del 33% dei bambini che possono accedere al servizio pubblico.
Un obiettivo questo a dir poco strategico che garantisce i piccoli e aiuta concretamente le famiglie; nel 2019, la percentuale dei bambini che possono accedere in Italia ai nidi e alle scuole per l’infanzia è stata pari, infatti, al 27%, con divari però molto ampi. La Campania, la Calabria e la Sicilia si discostano appena dalla soglia del 10% dei bambini che trovano posto nelle strutture pubbliche.

Quello degli asili e delle scuole per l’infanzia è solo un esempio dell’ampio spettro d’interventi realizzabili con il Pnrr; il futuro ci dirà se e come l’Italia - primo destinatario in Europa per ammontare dei fondi disponibili - avrà saputo beneficiare di questa straordinaria opportunità.

«Se falliremo, avremo perso l’ultima grande occasione di far ripartire l’Italia su un percorso di crescita stabile; dunque per dirla in un titolo: salvate il Pnrr»! Così scriveva appena qualche giorno fa Ferruccio de Bortoli, sul Corriere della Sera.

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