Venerdì, 15 Novembre 2019
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L'ANALISI

Assenteismo, fra omertà e impunità

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Proviamo a resistere alla tentazione di cadere nel facile stereotipo del dipendente pubblico fannullone e furbacchione. Urgono però un certo sforzo e una robusta (e insalubre) dose di accondiscendenza. La cronaca del resto non ci aiuta. Vogliamo limitarci al solo 2018? Benissimo, mettetevi comodi, la carrellata sui casi di assenteismo al di qua dello Stretto è lunga.

Cominciamo da gennaio con le 69 condanne in appello all’Iacp di Messina. Proseguiamo con febbraio e i 17 di un consorzio di bonifica di Lentini a processo, mentre solo la prescrizione chiude il caso di 35 indagati dell’Asp di Modica. A marzo ci spostiamo fra Siracusa (un dipendente dell’ex Provincia a giudizio) e soprattutto Paternò, dove bisogna perfino ricorrere ai turni per sospendere 71 dipendenti dell’ospedale, senza compromettere il funzionamento di quest’ultimo.

Un altro paio di brutte storie anche ad aprile, dai 23 sotto inchiesta del Comune di Ficarra alla proroga delle indagini per 29 dipendenti dell’ospedale di Caltanissetta. A maggio nel mirino dipendenti delle Asp di Ragusa prima e Rosolini dopo. Breve pausa a giugno e a luglio si ricomincia, stavolta nei Comuni di Palma di Montechiaro e Cianciana (20 a giudizio nel primo caso, 8 nel secondo).

Si continua ad agosto, con 5 licenziati su 10 indagati al Comune di Misilmeri, mentre la Messina Servizi avvia una contestazione su 18 lavoratori e 4 li sottopone a procedimento disciplinare. A settembre un caso al Comune di Alcamo. Saltiamo ottobre ed eccoci a novembre, con 3 dipendenti dell’ex Provincia di Trapani sotto inchiesta per truffa, mentre nel minuscolo centro di Cefalà Diana, due lavoratori del Comune e 3 del Coinres finiscono in un fascicolo giudiziario, dopo essersi fatti beccare nelle sale giochi o a fare la spesa in orario di lavoro, con altri 15 casi avviati a verifica.

Può bastare? Perché in caso contrario potremmo aggiungere anche i 3 condannati al Comune di Aragona e i due dell’Agenzia delle Entrate di Siracusa a giudizio nel dicembre scorso. Fino al caso plateale dei 51 dipendenti (su un totale di 85) del Comune di Furci Siculo mandati a processo esattamente un anno fa. E qui ci fermiamo, perchè il listone potrebbe allungarsi - ahinoi - a dismisura, anche perchè non è che fuori dalla Sicilia le cose vadano meglio, tutt’altro. Alla tentazione di cui all’inizio continuiamo a resistere, con uno sforzo che neanche Ulisse legato all’albero maestro davanti al canto ammaliatore delle Sirene. Però un paio di valutazioni si impongono: cosa induce queste truppe di discoli dipendenti pubblici a pensare di potersi concedere marachelle su marachelle a spese dei contribuenti, nonostante il reiterarsi sempre più a largo raggio di casi scoperti, denunciati, indagati, processati e sentenziati? Forse la quasi certezza di una certa impunità che può addirittura diventare impunibilità?

La maggior parte di queste vicende infatti si spinge fino a un vicolo cieco, che non è certo frutto dell’incapacità inquirente, quanto piuttosto di una grave debolezza normativa. Lo riconosce lo stesso ministro Giulia Bongiorno, promettendo imminenti strette in materia. Lo avevano fatto del resto anche i suoi predecessori. E però ancora oggi la plateale distonia fra privato e pubblico – il primo può cacciare il dipendente fannullone e truffatore, per il secondo il licenziamento è ancora quasi un tabù – non aiuta certo chi le battaglie contro gli assenteisti le vuole combattere fino in fondo, slalomeggiando fra codicilli, tutele, procedure e tempistiche.

Già, ma chi vuole davvero condurle queste crociate moralizzatrici contro l’assenteista – quando non inefficace o corrotto – carcinoma della Cosa pubblica? Interrogativo d’obbligo, a scorrere la genesi di tutte le inchieste in materia. Molti casi partono più o meno incidentalmente da intercettazioni ambientali; altri da denunce e segnalazioni di imprese o singoli cittadini esasperati da porte chiuse, sportelli serrati e rinvii su rinvii; altri ancora da videocamere galeotte puntate sui timbracartellini. Si arriva perfino al caso estremo della moglie tradita che ha portato ieri a calcolare oltre 400 casi di assenteismo in appena un mese e a ipotizzare 147 capi di imputazione per i 42 indagati dell’assessorato regionale alla Sanità.

Ma quante volte l’amministratore politico di turno, dal primo dei presidenti all’ultimo dei sindaci, si è personalmente reso protagonista di una precisa segnalazione o di una circostanziata denuncia? Non possono sapere cosa fa l’ultimo dei dipendenti, certo. Ma la scala gerarchica di comando che passa attraverso super dirigenti e capi ufficio cosa è in grado di produrre in tal senso? «Noi parte lesa, noi parte civile, noi pronti a licenziare» è un coretto che si ripropone puntuale ad ogni inchiesta. Ma provare a giocare d’anticipo? Provare a non dare la sensazione di omertose connivenze, quando non di esplicite collusioni? Una tentazione, quella che ci spinge verso questa etichettatura, che neanche i tappi nelle orecchie dei compagni di Ulisse, sempre legato a quell’albero maestro…

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