Mercoledì, 26 Giugno 2019

Permessi sindacali, in Sicilia lo scandalo resta

Dal primo settembre nello Stato saranno dimezzati permessi e distacchi sindacali che, secondo la Corte dei Conti, costano l’equivalente di un dipendente ogni 750. Parametro questo valido nella media del Paese, perchè in Sicilia i permessi sindacali «pesano» circa 11 volte di più. Comunque, per evitare... difficoltà di calcoli, in Sicilia non se ne farà nulla, a meno di un eventuale recepimento della misura statale con legge regionale, di cui non si scorgono neanche le avvisaglie.
Nel frattempo lo scandalo resta. Eppure la spending review, la revisione ragionata della spesa pubblica, rappresenta l’ultima spiaggia per uscire dal circuito perverso «tassa e spendi». Oggi non c’è più nulla da tassare e, quindi per spendere, si può solo tagliare spesa improduttiva, razionalizzare procedure, semplificare, insomma rendere «efficace ed efficiente» quello stesso apparato pubblico che, nella percezione comune, incarna invece l’inefficacia e l’inefficienza.
A livello nazionale sono già in cantiere i primi provvedimenti di taglio alla spesa; si va dalla chiusura di molte sedi territoriali, ad un’unica centrale d’acquisto per le forniture; dallo sfoltimento di alcune migliaia di società partecipate dagli enti locali, fino all’abbassamento delle luci stradali in alcune zone. Soltanto dagli acquisti pubblici il Governo di Roma conta di recuperare tra sei e sette miliardi di euro (che serviranno tra l’altro per confermare il bonus di 80 euro mensili). Colmare lo scostamento dei prezzi di acquisto della pubblica amministrazione rispetto ai prezzi di riferimento della Consip, la società che si occupa proprio degli acquisti per gli uffici pubblici, permetterebbe un risparmio del 20%. Poi c’è il capitolo sull’accorpamento delle centrali d’acquisto. Oggi sono oltre 30 mila. Soltanto i Comuni, che in Italia sono più di otto mila, dovranno «asciugarsi» a 100-150 centrali di acquisto.
Finora si è aggirato l’ostacolo, inserendo qualche banale clausola aggiuntiva. Basta cercare una matita con il cappuccio turchese, magari non inserita nel catalogo Consip, ed il gioco è fatto. In Corea vanno per le spicce: la loro Consip è autorizzata dalla legge a bloccare in tempo reale ogni contratto chiuso a livello locale che non rispetti le regole.
In Sicilia si spendono ogni anno circa 850 milioni di euro per forniture, senza considerare le società partecipate, regionali e comunali, i 394 comuni e l’intero sistema sanitario. C’è quindi molto da fare. Ma nell’Isola il taglio della spesa pubblica dovrebbe essere visto anche come una necessità morale nei confronti del resto del Paese che ci tiene in piedi con massicci trasferimenti. Basti pensare che tra le somme spese dal pubblico nel territorio regionale e le somme prelevate con le tasse, mancano all’appello quasi nove miliardi, come dire 1.757 euro a testa; in Lombardia, al contrario, le tasse pagate sopravanzano le spese fatte dal pubblico per 5.775 euro a testa…. E noi dilapidiamo.

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