Giovedì, 27 Giugno 2019

Emergenza lavoro, dalla Sicilia record di adesioni ai piani per i giovani

Sono strumenti finanziati dall’Europa. Ma da questi benefici sono esclusi i disoccupati over 35

Una brutta notizia ed una buona. La brutta: nel 2007 in Sicilia c'erano 222 mila disoccupati, a marzo del 2014 sono diventati 395 mila, in prevalenza giovani. La buona notizia: l'Europa vuole contrastare la disoccupazione giovanile, con le regioni nel ruolo di intermediari. Queste due notizie rischiano però di diventare una sola, «brutta» notizia se le politiche per il lavoro giovanile in Sicilia dovessero continuare ad essere gestite con le stesse modalità con le quali si è intervenuto fino ad ora. Il rischio è alto.
Alla base degli interventi regionali c'è la scelta di sovrapporre due strumenti destinati allo stesso pubblico. Da un lato, infatti, c'è il «Piano giovani» per debellare la disoccupazione giovanile e che al momento è in standby. Dall'altro lato c'è «Garanzia giovani», un progetto per contrastare (anch'esso) la disoccupazione giovanile. Il «Piano giovani» è rivolto alla fascia di età 18-34 anni, mentre «Garanzia giovani» riguarda la fascia tra 15 e 29 anni. Entrambe le linee di intervento sono finanziate dall'Europa. Salta subito all'occhio l'esclusione dei disoccupati da 35 anni in su. Non sono pochi e spesso hanno famiglia e situazioni personali più drammatiche. Ci si chiede allora, perché creare due binari paralleli, con gli stessi destinatari, e non unificare invece le due linee di intervento, estendendone i benefici anche agli over 35? Una sola procedura, una sola selezione, una sola piattaforma, un solo bando, un solo.., etc; insomma sicure economie e maggiori possibilità di successo. L'amministrazione regionale siciliana è numericamente forte ma qualitativamente fragile; ciò che è accaduto con il «Piano giovani» non era del tutto imprevedibile ed il rischio che possa ripetersi non è del tutto escluso.
La Regione ha per il «Piano giovani» una dote di 452 milioni di euro che derivano dalla riprogrammazione dei fondi europei 2007-2013 non spesi e riassegnati, dopo un taglio del 25%, allo stesso assessorato che non è riuscito ad impegnare le risorse comunitarie con i tempi giusti. L'unificabilità dei procedimenti tra il «Piano giovani» e la «Garanzia giovani» resta quindi una opzione da esplorare, non fosse altro perché, in coerenza con la stessa programmazione europea, bisogna fare un ponte tra risorse non spese nel ciclo 2007-2013 e risorse da impegnare nel ciclo 2014-2020. In attesa che la Regione Siciliana metta la parola fine alla soap opera del «Piano giovani», limitiamoci a considerare le criticità della «Garanzia giovani».
Per il biennio 2014-2015 la «Garanzia giovani» si è vista assegnare in Sicilia 179 milioni, con i quali «deve» assicurare ai giovani, entro quattro mesi (diconsi quattro mesi) un lavoro «qualitativamente valido» o in alternativa il proseguimento degli studi o formazione. La Convenzione Stato-Sicilia per la «Garanzia giovani» decorre dal 13 maggio scorso ed impegna, tra l'altro la Regione a spendere 66 milioni entro la fine dell'anno ed i primi 15 milioni entro settembre. Sembra che siamo già fuori dalle tabelle di marcia.
Alla data di tre giorni fa, il 21 agosto, 162.525 giovani, in tutta Italia, risultano avere aderito alla «Garanzia giovani»; 33.652 sono stati già convocati dai servizi per il lavoro e 21.085 hanno già ricevuto il primo colloquio di orientamento. Non sono noti i dati relativi alle attività svolte in Sicilia. La provenienza geografica dei giovani che hanno aderito mostra che la maggior parte risiede in Sicilia con 29.868 unità, pari al 18% del totale nazionale, mentre i siciliani rappresentano appena l'8% della popolazione italiana.
La Regione intende destinare le risorse della «Garanzia giovani» per 56 milioni alla formazione, 15 all'apprendistato, 10 ai tirocini e 20 all'autoimprenditorialità, impiegando poi 42 milioni per l'accoglienza e l'orientamento. Una curiosità; la Lombardia ha destinato all'accoglienza ed all'orientamento il 4% dei fondi assegnati, il Lazio il 2%, il Trentino il 3%; la Sicilia il 23%! Effetti probabilmente dell'eccesso di personale addetto e che bisognerà pagare. Tra i numerosi obblighi in capo alla Sicilia c'è anche quello di assicurare il collegamento del sistema informativo regionale con quello del ministero del Lavoro. Due postille della convenzione potrebbero diventare rovinose per la Sicilia: il disimpegno automatico dei quattrini disponibili (i famosi 179 milioni) eventualmente non spesi entro il 2015, e l'intervento diretto del ministero del Lavoro in sostituzione dell'amministrazione regionale, se le cose dovessero andare male. È previsto anche il pagamento alle altre regioni dei servizi prestati a giovani siciliani, dal momento che è consentito aderire all'offerta «Garanzia» anche in altre regioni.
La Regione Siciliana forte della propria «specialità» ha deciso di affidare l'attuazione degli interventi della «Garanzia giovani» ai Centri per l'impiego, escludendo i privati; cosa diversa da quanto si verifica nelle altre regioni. Potrebbe essere una scelta come un'altra; ma c'è un problema. I Centri per l'impiego dispongono di personale cui nessuno ha fornito ancora indicazioni su come attuare la «Garanzia giovani». Eppure i Centri per l'impiego dovrebbero (in quattro mesi e per circa 30 mila giovani) dare informazioni sul programma, sugli adempimenti amministrativi; dovrebbero creare, per ciascuno, un profilo personale e professionale attraverso la «valutazione della tipologia del bisogno espresso» e mettere a punto un progetto personale «in una prospettiva di ricostruzione del pregresso ma anche di valutazione delle risorse di contesto (familiari, ambientali, etc)». Dovrebbero disporre inoltre di «studi sui fabbisogni formativi dei settori produttivi trainanti dell'economia regionale», messi a disposizione dalla Regione. I Centri per l'impiego dovrebbero assicurare ancora attività di scouting delle opportunità occupazionali, tutoraggio, preselezioni, accompagnamento dei giovani nella prima fase di inserimento e persino assistenza per la definizione della tipologia contrattuale del rapporto di lavoro. Non per sfiducia, ma tutto questo appare quanto meno utopistico se le bocce resteranno ferme. L'eventuale coinvolgimento delle strutture private dovrebbe, invece, muovere proprio dalla «formazione» dei componenti i Centri per l'impiego che, senza loro colpa, restano in attesa che qualcuno dica loro cosa fare e, per non sbagliare, dello stipendio. In più di dieci anni hanno comunque acquisito una professionalità che non serve a nessuno mandare al macero.

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