Mercoledì, 20 Novembre 2019
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«Caro amico, scopriremo i veri mandanti dell’attentato»

Lettera a Paolo Borsellino: “Conosceremo l’altra verità, che avevi intuito, e cioè l'esistenza di una trattativa alla quale ti sei fermamente opposto”
Sicilia, Analisi e commenti

Caro Paolo, sono trascorsi ormai ventuno anni da quel 19 luglio 1992 quando la barbarie mafiosa ha colpito te ed i tuoi angeli custodi Emanuela Loi, Agostino Catalano, Eddie Walter Cosina, Vincenzo Fabio Li Muli e Claudio Traina, consumando così, dopo appena 57 giorni dalla strage di Capaci, un altro tremendo, proditorio attacco diretto al cuore dello Stato, in attuazione di una strategia stragista che, alla fine, non ha pagato e non pagherà, ma è costata il bene supremo della vita a fedeli servitori dello Stato che lo Stato non ha potuto o voluto salvaguardare.
In questo giorno si affollano nella mia mente tanti ricordi degli anni trascorsi nel nostro «bunkerino» ed alcuni simpatici episodi che tradivano la tua filosofia di vita vissuta alla stregua della tua profonda sicilianità, espressione di una sentita e coinvolgente appartenenza alla terra che ti aveva dato i natali.
Ricordi Paolo cosa mi dicevi quando, al bar del Tribunale, consumavamo, all'inizio di ogni estate, il nostro primo caffè freddo?
Con il tuo fare comunicativo ed accattivante e con l'indimenticabile sorrisetto sotto i baffi pronunciavi la fatidica frase: «Leonardo, abbiamo vissuto un altro anno».
Anche all'inizio dell'estate del 1992 pronunciasti quella frase ma senza quel sorriso ammiccante degli anni precedenti e non solo per il ricordo ancora bruciante e doloroso del collega ed amico Giovanni Falcone che, appena qualche giorno prima, la barbarie mafiosa ci aveva portato via.
Mi parve chiaro, infatti, e poi me lo confermasti in occasione dei nostri successivi incontri, che eri impegnato, con tutto te stesso, in una disperata corsa contro il tempo per scoprire i nomi degli esecutori ma anche dei mandanti della strage di Capaci, con la consapevolezza che bisognava fare in fretta, sempre più in fretta perchè sentivi che il tempo stava per scadere anche per te.
Caro Paolo, anche se da buon cristiano credo che i nostri cari defunti dall'alto veglino su di noi e siano al corrente delle nostre vicende terrene, desidero lo stesso informarti che gli inquirenti sono pervenuti ad una prima verità individuando gli autori materiali della strage di cui sei stato vittima insieme agli agenti della scorta, diversi da quelli condannati con sentenze passate in giudicato sulla base di false confessioni frutto di depistaggi.
Ma occorreva fare un altro passo in avanti perché si voleva conoscere l'altra verità, quella che consentirà di isolare le identità dei mandanti, dei responsabili del perverso disegno destabilizzante che ha voluto la tua eliminazione, quella verità che il tuo alacre, frenetico impegno in quei 57 giorni ti aveva fatto intuire e cioè l'esistenza di una trattativa tra uomini delle istituzioni e rappresentanti di «cosa nostra» alla quale ti sei, subito, fermamente opposto perchè scendere a patti con la mafia avrebbe significato la negazione stessa della battaglia condotta da sempre con Giovanni Falcone.
Ma a distanza di quasi venti anni quella «trattativa» è oggi oggetto di un procedimento penale a carico di politici, uomini delle istituzioni, capi di «cosa nostra», al cui esito possa accertare la verità, quella vera, su quello che è stato tramato in quei terribili e fatidici mesi di giugno e luglio 1992 e si faccia piena luce sulle singole responsabilità.
Ma tutto ciò, caro Paolo, forse non ci crederai, è stato reso possibile grazie all'input fornito dal figlio di un mafioso le cui dichiarazioni hanno preso il posto dei tanti, troppi «non ricordo», «non ero a conoscenza», «non potevo sapere» e delle frequenti «amnesie» nei quali i colleghi e gli inquirenti si sono a lungo imbattuti nella ricerca della verità sugli avvenimenti di quei fatidici mesi.
Certamente, saranno necessari ulteriori sforzi investigativi perché si possa pervenire alla ricostruzione di una delle pagine più buie, più fosche della nostra storia ma nulla rimarrà di intentato, ne sono certo, perché a te, che hai sacrificato il bene supremo della vita, questo impegno noi tutti lo dobbiamo.
Un forte abbraccio a te ed alla dolce e cara Agnese dal collega ed amico Leonardo.
*Presidente del Tribunale di Palermo

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