Sabato, 22 Settembre 2018
MINISTRO DELL'INTERNO

"Censimento dei rom", bufera sulle parole di Salvini. L'associazione dei nomadi: "È illegale"

censimento rom, Matteo Salvini, Sicilia, Politica
Matteo Salvini

Dopo i migranti, ecco i rom. Apre oggi un nuovo fronte il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, annunciando un censimento del gruppo etnico: gli irregolari andranno «espulsi», mentre «quelli italiani purtroppo dobbiamo tenerceli», lamenta. Insorge l’Associazione nomadi che definisce "illegale» il censimento», gli ebrei italiani parlano di "rievocazione delle leggi razziali», critica l’opposizione, mugugnano anche gli alleati a Cinquestelle e Salvini in serata aggiusta il tiro: «nessuna schedatura, tuteliamo i bambini». Una precisazione accolta con soddisfazione dall’altro vicepremier Luigi Di Maio: «mi fa piacere che Salvini abbia smentito qualsiasi ipotesi di censimento registrazione o schedatura, se una cosa non è costituzionale non la si può fare». Il ministro leghista, nello stesso tempo, non molla la presa su quello che è il suo 'core business': domani al Viminale incontrerà i presidenti delle Commissioni territoriali per il riconoscimento della protezione internazionale: in arrivo una stretta sull'asilo. Nel suo frenetico attivismo il ministro annuncia inoltre una visita al Papa, anche se la data è ancora da fissare.

Era stato il precedente ministro dell’Interno leghista, Roberto Maroni, ad avviare nel 2008 un censimento dei rom, anche con la contestata proposta di rilevare le impronte. Ora Salvini riprende e rilancia. Al ministero, annuncia, «mi sto facendo preparare un dossier sulla questione, perché dopo Maroni non si è fatto più nulla, ed è il caos». Ci sarà dunque «una ricognizione per vedere chi, come, quanti», ossia «rifacendo quello che fu definito il censimento, facciamo un’anagrafe». Per Salvini, gli stranieri irregolari andranno «espulsi», ma «i rom italiani purtroppo te li devi tenere a casa». E a chi protesta, il ministro spiega: «qualcuno parla di 'shock'. Perchè? Io penso anche a quei poveri bambini educati al furto e all’illegalità». Mentre le critiche montano nel corso della giornata il ministro poi precisa: «non è nostra intenzione schedare o prendere le impronte digitali a nessuno, obiettivo è una ricognizione dei campi rom. Intendiamo tutelare prima di tutto migliaia di bambini ai quali non è permesso frequentare la scuola regolarmente perché si preferisce introdurli alla delinquenza». Ed inoltre, aggiunge, «vogliamo anche controllare come vengono spesi i milioni di euro che arrivano dai fondi europei».

Per Carlo Stasolla, presidente dell’Associazione 21 luglio che si occupa della tutela dei diritti di rom e sinti, «il ministro sembra non sapere che in Italia un censimento su base etnica non è consentito dalla legge». Ed i pochi rom irregolari, sottolinea, «sono apolidi di fatto, quindi inespellibili. Ricordiamo anche che i rom italiani sono presenti nel nostro Paese da almeno mezzo secolo e a volte sono 'più italianì di tanti nostri concittadini». Attacca Paolo Gentiloni. «Ieri i rifugiati, oggi i rom, domani le pistole per tutti. Quanto è faticoso essere cattivo», ironizza su twitter l’ex premier. Il segretario reggente del Pd, Maurizio Martina definisce "aberrante» il censimento evocato da Salvini. E Laura Boldrini di LeU parla di «disumanità al potere».

Già nell’accordo di programma M5S-Lega era comunque contenuta la stretta sui rom, con «il pieno superamento dei campi», diventati ormai «un grave problema sociale» e «l'obbligo di frequenza scolastica dei minori pena l’allontanamento dalla famiglia». E c'è anche spazio per una polemica con i Casamonica, famiglia rom della Capitale, che attaccano il titolare del Viminale: «siamo italiani da 7 generazioni». Lui replica: "qualcuno dei Casamonica mi minaccia e mi invita a 'rigare dritto'? Non mi spaventa, anzi mi dà ancora più forza per riportare ordine, legalità e giustizia in Italia!!!».

Domani, intanto, il ministro vedrà al Viminale i 50 presidenti delle Commissioni territoriali per il riconoscimento della protezione internazionale. Dai dati dei primi 5 mesi dell’anno (40mila domande con l’iter concluso) emerge che solo al 6,5% dei richiedenti viene riconosciuto lo status di rifugiato, al 4% è stata concessa la protezione sussidiaria, al 28% quella umanitaria ed il 61% si è vista la domanda respinta. L'obiettivo di Salvini è velocizzare i tempi ed eliminare la protezione sussidiaria, definita «un’anomalia tutta italiana», che salva dal foglio di via migliaia di migranti.

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