Mercoledì, 25 Aprile 2018
CACCIA ALL'INTESA

Di Maio-Salvini, in attesa del vertice è guerra di posizione: tempi lunghi per il governo

IVREA. La svolta potrebbe arrivare dal vertice Di Maio-Salvini. Potrebbe cadere mercoledì o giovedì, a ridosso del secondo giro di consultazioni. Un giro che, nel M5S, non vogliono ancora come risolutivo.
Ma rispetto ad una settimana fa qualcosa è cambiato, nei toni e nella sostanza. Di Maio da giorni non pone in evidenza l'aut aut della premiership a lui affidata. "Ora ci concentriamo sui temi, andiamo passo dopo passo", è il commento che filtra nel Movimento dove non si nega come il tema premiership nelle dichiarazioni in pubblico sia smorzato.

Anche se si smentisce un prossimo dietrofront su chi dovrebbe guidare il governo. Ma il piano B di una figura terza a Palazzo Chigi con Salvini e Di Maio garanti, sembra rimanere in vita. "Se prima del voto avessimo detto che avremmo fatto un accordo con il centrodestra per le Camere i nostri elettori ci avrebbero sparato", osserva una fonte autorevole del M5S. Una metafora per spiegare che il tempo, in fondo, può alleviare il dolore per le rinunce più pesanti.

Per M5s c'è però un'ulteriore apertura al Pd. Sul weekend che precede il secondo giro di consultazioni si affaccia un movimento "ferito" dalla decisione del centrodestra di presentarsi unito al Colle ma soddisfatto, sul versante opposto, degli effetti dell'appello al Pd di Luigi Di Maio. Un'apertura che spacca i Dem chiamando alla trincea la sua ala più dialogante ma che non cambia il binario principale sul quale il Movimento vuole tessere il dialogo per il governo: quello leghista.
Di Maio, a Ivrea alla kermesse organizzata da Davide Casaleggio con tutti i big ("vecchi e nuovi") pentastellati, si limita a parlare nella pausa pranzo. Poche parole per dire che il contratto di governo alla tedesca, con Lega o Pd, resta l'obiettivo primario del capo politico M5S. Ma i toni sono prudenti, come se Di Maio, da qui a qualche ora, si aspetti una proposta dai suoi interlocutori. "Vedo che ci sono delle evoluzioni, attendiamo", spiega, registrando come un "passo avanti" le parole del reggente del Pd Maurizio Martina, che commenta l'apertura a mezzo stampa di Di Maio accogliendo la sua "autocritica" ma sottolineandone la permanenza "dell'ambiguità politica". E, sostanzialmente, non spostando il Pd dal ruolo di opposizione.
Di Maio attende tre date. Quella del 21 aprile, giorno di un'assemblea Pd in cui - è l'auspicio del M5S - la trincea anti-M5S renziana potrebbe subire un colpo decisivo. Quelle del 22 e 29 aprile, quando Molise e Friuli Venezia Giulia sceglieranno il proprio governatore, con il Movimento di fatto in partita solo a Campobasso. E il fattore tempo è il concetto che i pentastellati trasmettono indirettamente anche al presidente Mattarella: servono settimane per fare in modo che, alla fine, l'Italia abbia un governo stabile e di lunga durata e non un governicchio, è il refrain del Movimento.
Per il resto, il quinto sabato post-voto non vede smorzarsi la guerra di posizione tra Lega, M5S, FI, Fdi e Pd. "Governo Di Maio-Renzi, governo 5Stelle-Pd? Mamma mia.....o nasce un governo serio o si vota e stravinciamo", è la stoccata di Salvini all'apertura di Di Maio al Pd. "Salvini sappia che al Colle o vai con il 17% o con il 37% il centrodestra non ha la maggioranza", replica Di Maio consapevole che, nel centrodestra che domani si riunirà ad Arcore le divergenze permangono intatte, come quelle emerse oggi tra Lega e FI sui temi europei.

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