Martedì, 17 Ottobre 2017
LA CRISI SPAGNOLA

La Catalogna tira dritto verso l'indipendenza, duro no di Madrid: "Reagiremo"

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Il presidente della Catalogna, Carles Puigdemont

BARCELLONA. Dovrebbe essere lunedì prossimo 9 ottobre, salvo colpi di scena sempre possibili e anzi probabili nella sfida incandescente fra Barcellona e Madrid, il prossimo grande momento della crisi della Catalogna.

Il Parlament di Barcellona ha deciso di riunirsi dal mattino in sessione "ordinaria eccezionale" per sentire il presidente Carles Puigdemont sul referendum di indipendenza di domenica, dichiarato "illegale" da Madrid, e stravinto dal sì con il 90%.

La tensione catalana continua ad affondare la borsa di Madrid. L'ibex 35 ha chiuso a -2,85%, perdendo 10mila punti, con forti perdite per le banche catalane Caixa e Sabadell.

Ieri sera Puigdemont ha risposto in un discorso alla nazione al duro intervento contro la Catalogna di re Felipe. "Così no, Maestà!". Il 'president' si è detto deluso dal capo dello stato spagnolo per non avere svolto il suo "ruolo di moderazione" e essersi allineato sulla politica "irresponsabile" e "catastrofica" del governo di Madrid.

Il partito di sinistra Cup, uno dei tre indipendentisti che hanno la maggioranza assoluta nel Parlament, vuole che si proceda subito alla dichiarazione di indipendenza prevista dall'articolo 4 della 'legge sul referendum' pure bocciata da Madrid. Ma nulla è scontato. La situazione è molto fluida.

Puigdemont ha ribadito l'appello per una mediazione internazionale con Madrid. Molti vi stanno lavorando, ha detto, nonostante il 'no' che per ora viene da Rajoy. Ci sono due ipotesi al momento. Quella di un tentativo del premier basco Inigo Urkullu che si è proposto come interlocutore sotto ipotetica egida Ue. O di una iniziativa della Chiesa. Puigdemont vedrebbe di buon occhio una mediazione delle due più alte autorità cattoliche in Catalogna il cardinale di Barcellona Juan José Omella e l'Abate di Montserrat Josep Maria Soler.

Accompagnato dal cardinale di Madrid Carlos Osor, Omella ha visto martedì Rajoy e il vicepresidente catalano Oriol Junqueras oggi. Il leader di Podemos Pablo Iglesias, dopo contatti con Rajoy e Puigdemont, ha proposto un tavolo per fare partire la mediazione. Ma la sua offerta è stata respinta dal premier. Se mediazione ci sarà, dovrà partire velocemente.

Prima di una possibile dichiarazione formale di indipendenza lunedì che spingerebbe Madrid a sfoderare l'art. 155 della Costituzione. E' 'l'arma atomica' a disposizione di Rajoy che gli permetterebbe di prendere il controllo del governo catalano o almeno di parte delle sue competenze, come il controllo dei Mossos, la polizia catalana, il cui capo è ora indagato dalla giustizia spagnola per "sedizione", di destituire Puigdemont o convocare elezioni anticipate.

Con il rischio però di un sollevamento in Catalogna, che le centinaia di migliaia di persone che ieri hanno manifestato contro la violenza della polizia di domenica fanno prevedere incontrollabile. Ma molti premono sul premier, che sarebbe ancora indeciso, perché agisca con pugno di ferro. In questo senso va il duro discorso contro la Catalogna di re Felipe o le pressioni del 'falco' Soraya de Santamaria, la vice premier che il Psoe vuole censurare per le cariche della polizia, degli alleati unionisti di Ciudadanos e della stampa di Madrid.

Da un'Europa scioccata dalle immagini di violenza di domenica contro i civili, arrivano sempre più appelli al dialogo, che Rajoy difficilmente può ignorare. Dopo un dibattito all'Europarlamento il presidente dell'assembla Antonio Tajani - come la Commissione Ue - ha auspicato un dialogo nel rispetto del quadro costituzionale. Ma il tempo corre. Lunedì c'è il rischio che con una dichiarazione di indipendenza la crisi diventi davvero fuori controllo.

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