Sabato, 21 Luglio 2018
LO SCANDALO

Panama Papers, appello del G5: "Serve una risposta globale"

Italia, Francia, Germania, Spagna e Regno Unito si appellano al G20: per affrontare e infliggere un nuovo duro colpo all'evasione fiscale serve una "risposta globale", che includa lo scambio di informazioni sulle strutture societarie

WASHINGTON. Italia, Francia, Germania, Spagna e Regno Unito si appellano al G20: per affrontare e infliggere un nuovo duro colpo all'evasione fiscale serve una "risposta globale", che includa lo scambio di informazioni sulle strutture societarie, così da consentire di risalire ai loro beneficiari effettivi. In una lettera indirizzata al G20 e in risposta allo scandalo dei Panama Papers, il G5 chiede più trasparenza e la creazione di registri sui beneficiari effettivi, con l'Ocse chiamato a definire nuovi standard internazionali.

"I criminali continuano a trovare strade per usare le crepe del sistema attuale, creando complesse strutture in varie località per nascondere le loro attività, siano riciclaggio, l'evasione fiscale o gli illeciti", afferma il G5, ricordando l'importante impegno assunto dai 90 paesi firmatari sul Common Reporting Standard, che prevede lo scambio di informazioni sui conti offshore a partire dal 2017 o 2018. Di fronte all'emergenza dell'evasione "c'è stata una risposta rapida. La battaglia va avanti", afferma il ministro dell'economia Pier Carlo Padoan, nel corso di una conferenza stampa con i colleghi Wolfgang Schauble, George Osborne, Michel Sapin e Luis de Guidnos. "Condannare" l'evasione non basta, "servono azioni" gli fa eco Osborne.

"C'è ancora da fare", c'è bisogno di "condividere informazioni", mette in evidenza Schauble. Contro l'evasione sono stati compiuti "sforzi erculei, ma la missione non è ancora compiuta" aggiunge Christine Lagarde. Gurria invita tutti a rispettare gli accordi di trasparenza e annuncia l'intenzione di Panama di aderire al Common Reporting Standard, lo standard promosso da G20 e Ocse che ha come obiettivo lo scambio automatico di informazioni con cadenza annuale dal 2017. L'affondo dei cinque paesi europei arriva mentre lo scandalo si allarga di giorno in giorno. Secondo L'Espresso gli imprenditori italiani coinvolti sarebbero anche "Emanuela Barilla, Adriano Galliani, il miliardario Stefano Pessina. E poi società riconducibili a Silvio Berlusconi e Flavio Briatore". Un totale di 100 nuovi nomi che il settimanale di appresta a pubblicare.

L'Europarlamento lancia intanto una commissione d'inchiesta sui documenti che hanno travolto alcuni fra i più potenti al mondo, ma anche vip. A gelare con cifre da capogiro sono anche i conti della onlus Oxfam sui miliardi di dollari parcheggiati offshore dalle 50 maggiori società americane, da Apple a Google. Si tratta di oltre 1.000 miliardi di dollari fra il 2008 e il 2014, usando 1.600 filiali in paradisi fiscali per evitare di pagare le tasse.

I soldi parcheggiati all'estero dalle big di Corporate America fanno discutere da tempo, così come le tax inversion, le inversioni fiscali con fusioni e acquisizioni per cambiare la residenza fiscale e pagare così aliquote più basse. Un fenomeno decollato negli ultimi anni, e contro il quale il Tesoro americano ha lanciato un affondo. "Il sistema delle aliquote americano è uno dei più complessi al mondo" afferma Christine Lagarde, direttore generale del Fmi, plaudendo alla recente misura americana, che ha avuto come primo risultato quello di far saltare il matrimonio da 160 miliardi di dollari fra Pfizer e Allergan. I Panama Papers "mi hanno un po' sorpreso": serve più "trasparenza e una maggiore collaborazione sulle tasse, che sono trattate come materia nazionale". Le rivelazioni - spiega Lagarde - rischiano di alimentare agitazioni e tensioni perché le "regole non sembrano uguali per tutti". Lagarde poi rassicura: "pago le tasse in Francia", ma ammette: lo stipendio del Fmi, come per tutti i dipendenti del Fondo, è esentasse. Ribadendo la sua preoccupazione per una eventuale Brexit, "mi auguro che il matrimonio non si rompa", Lagarde plaude ad Atlante: è un "approccio interessante". A dirsi preoccupato per i Panama Papers e il loro impatto è anche Jim Yong Kim, il presidente della Banca Mondiale. "L'evasione fiscale danneggia la lotta alla povertà".

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