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LE INDAGINI

Panama Papers, 700 italiani nel mirino dell'Agenzia delle Entrate

ROMA. Sono 700 finora i soggetti in Italia sui quali l'Agenzia delle Entrate sta indagando nell'ambito dei Panama papers.

Porta i suoi frutti il lavoro della JITSIC (Joint International Taskforce on Shared Intelligence and Collaboration), la task force internazionale di esperti fiscali che indaga sulla gigantesca operazione di elusione ed evasione, rivelata dall'International Consortium, una rete di più di 300 giornalisti investigativi.

Le richieste di informazioni sono state inviate ai paesi dove i soggetti italiani presenti nella lista detengono conti o risorse ed il numero di 700, finora emerso, è destinato a crescere.

I nuovi dati emergono dal meeting parigino della task force, il terzo in poco meno di un anno nel quale le 30 amministrazioni finanziarie che partecipano alle indagini hanno condiviso le loro conclusioni sulle indagini dei Panama Papers, in particolare sul ruolo degli intermediari fiscali, inclusi istituzioni finanziarie, consulenti, avvocati e commercialisti, che hanno favorito l'evasione e l'elusione fiscale.

Quando venne diffuso, nella primavera del 2016, dall'elenco di 214 mila società offshore in 21 giurisdizioni dagli oltre 14 mila file dello studio legale panamense Mossack Fonseca emersero, tra l'altro, i nomi di 140 tra politici, personaggi famosi, imprenditori e 12 tra capi di stato e di governo.

Nell'incontro parigino, sottolinea l'Agenzia delle Entrate, «sono stati raggiunti significativi risultati, incluso lo sviluppo di approcci omogenei per richiedere le informazioni tra i partner dei trattati) ed è stata approfondita la conoscenza delle varie tipologie di evasione fiscale messe a punto dagli intermediari fiscali e delle nuove tecniche di analisi dei dati.

Progressi importanti sono stati ottenuti anche per l'attività di compliance, con oltre 1.700 controlli e verifiche effettuati sui contribuenti, più di 2.550 richieste di informazioni e l'individuazione di una lista target di 100 intermediari. Un ulteriore positivo effetto è rappresentato dal fatto che un cospicuo numero di contribuenti si è fatto avanti spontaneamente per dichiarare al Fisco le proprie operazioni offshore.

Questo incontro si è concentrato sulla figura degli intermediari, con gli Stati membri che hanno messo in comune le prove sui soggetti chiave grazie agli sforzi realizzati come per esempio l'analisi dei dati, la procedura di collaborazione volontaria, i contraddittori con i contribuenti e la documentazione a disposizione.

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