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L'INTERVISTA

Raciti: «Meglio il voto dell’instabilità, ma questo governo può fare le riforme»

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PALERMO. La tempesta non può dirsi completamente superata. Il segretario regionale del Pd Fausto Raciti è cauto sulle prossime mosse.
La crisi del governo regionale può dirsi archiviata?
«Ho sempre detto che non si può galleggiare e che bisogna cambiare modalità di governo. Ci sarà un’assemblea del Pd che si occuperà di questo tema che avevamo aperto già con le dimissioni di Lucia Borsellino. Una cosa è certa: no al galleggiamento e al senso di precarietà che sembra sempre avvolgere tutto. Non farebbe bene al governo, al presidente, alla Sicilia».

 

L’assemblea si occuperà del «caso Ferrandelli»?
«Non so se c’è un “caso Ferrandelli”. C’è sicuramente la scelta individuale di un parlamentare che si pone in alternativa non ad altri parlamentari ma al proprio partito. Partito che invece deve scegliere insieme, deve assumere insieme delle responsabilità. Se qualcuno non vuole assumersi questa responsabilità io posso fare poco, è una sua scelta prendere le distanze dal Pd».

 

Domani (oggi per chi legge, ndr) si torna in aula con la riforma delle Province. La volta buona?
«È la volta buona obbligata, i tempi ci impongono l’approvazione. Stiamo affrontando una crisi interna al governo, non fra governo e Pd. Se ci fosse un nuovo stop non saremmo in grado di spiegarlo alla Sicilia».

 

Ma questa riforma è la migliore possibile?
«È il meglio che si possa fare. Sono certo che l’assessore Pistorio stia lavorando per fare il meglio. La riforma ha finora stentato a decollare per una confusione nella maggioranza e nel governo, confusione che ora credo saremo in grado di superare».

 

C’è stata una proposta del presidente Crocetta di sostituire l’assessore Vancheri con Antonio Fiumefreddo che il Pd ha respinto?
«La leggo sui giornali, anche di questo parlerò con il presidente e con il partito. Parleremo sia di questa proposta che, complessivamente, del governo. Credo non ci siano più spazi per improvvisazioni».

 

Significa che siete proiettati al voto in primavera?
«Come ha detto Renzi, i governi stanno in piedi finché sono utili ed espressione di un progetto. Potremmo andare al voto fra due mesi, in primavera, oltre: se governo e maggioranza funzionano è un conto, altrimenti bisogna prenderne atto. Del resto i fatti degli ultimi giorni ci insegnano che non tutto è preventivabile e che abbiamo fatto bene ad aprire un dibattito che guardi anche a dopo questa esperienza».

 

Quali riforme devono essere approvate prioritariamente?

«Il presidente Crocetta nel suo intervento all’Ars ha presentato un elenco di priorità nel quale anche l’opposizione si è voluta riconoscere concedendogli tempo. C’è da mettersi al sicuro rispetto ad alcune emergenze e alle questioni di maggiore rilevanza politica».

 

Ma rispetto a quell’elenco, in cui si parlava di Province, acqua pubblica, reddito minimo, formazione, quali sono le priorità?
«Credo che Province, gestione dell’acqua pubblica e bilancio 2016/20117 siano le questione più urgenti. Le priorità però non possiamo definirle da soli ma con gli alleati».

 

Sul fronte del bilancio, lo sblocco dei 500 milioni da parte dello Stato è il primo passo per un accordo più ampio?
«È un risultato importante, lo ritengo preludio di un accordo di più di vasto raggio. Non dobbiamo dimenticare che il giudizio di parifica della Corte dei Conti, poche settimane fa, ha messo in luce che molti dei problemi della Regione derivano da risorse venute meno dallo Stato. È chiaro che poi spetta alla Regione usarle correttamente».

 

A proposito di risorse, gli uffici sarebbero a corto di personale e questo metterebbe a rischio di fondi europei da rendicontare entro il 31 dicembre. Non è strano in una Regione che ha un organico così ampio?
«È paradossale ed è uno dei tanti paradossi che questa Regione sconta. C’è un’enorme quantità di personale ma è selezionato sulla base di competenze datate. Quello della pubblica amministrazione è certamente un tema da affrontare».

 

Qualche deputato del Pd, Panepinto ad esempio, ha proposto di chiedere un rinvio per non perdere questi fondi…
«Certamente dobbiamo fare di tutto per non perdere queste risorse. Ma la macchina amministrativa deve essere più efficiente, si deve uscire da questa straordinarietà».

Intanto la Regione continua a ricorrere agli atti di interpello per recuperare personale, spesso senza ottenere risultati. Come superare questo strumento?
«Serve una riforma della pubblica amministrazione che renda più agile questo tipo di passaggi, un’organizzazione interna più flessibile insomma. Scontiamo il fatto che c’è scarsità di alcune figure che poi sono quelle più richieste. Una revisione dei meccanismi credo sia indispensabile».

 

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