Martedì, 13 Novembre 2018
REGIONE

Personale dipendente in esubero, le cifre e il nodo pensionati

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Forse per la prima volta dall'inizio della legislatura il presidente della Regione Siciliana indica con ruvida chiarezza i tagli e le riforme necessari; lo ha fatto nel corso di un'intervista rilasciata ieri a questo Giornale, nella quale affonda il coltello nelle "sette piaghe" dei conti regionali senza nascondersi nei meandri del politichese.
Ne viene fuori una tabella di marcia serrata - da attuare in quattro o cinque mesi - che muove dalle riforme delle province e della formazione, che aggredisce il nodo degli eccessi di personale (dirigenti inclusi), che apre ai contratti di solidarietà (riduzione di tutti gli stipendi per salvare tutti i posti di lavoro) e che correttamente prevede il ricorso all'esercizio provvisorio. Non fa una grinza; ma nessuno può sottovalutare le asperità di questo percorso, nel quale sindacati e forze politiche, di maggioranza come di opposizione, professionisti del consenso, agitatori di piazza e mediatori del lavoro che non c'è, metteranno in atto ogni possibile manovra dilatoria o di annacquamento degli interventi annunciati.

Solo che questa volta non sono previste prove di appello; o promossi o bocciati. Può sembrare un paradosso, ma una manovra anche ruvida di tagli e riforme, articolata e senza figli e figliastri, finirebbe con l'accrescere la credibilità delle Istituzioni, oggi al punto più basso della storia dell'Autonomia.
Il Presidente della Regione annuncia prepensionamenti ed altre misure per ridurre la massa di stipendiati a carico della Regione, mostrando una chiara consapevolezza del fatto che il nodo è proprio questo. Un sondaggio del sito GDS di ieri conferma la diffusa adesione dei Lettori a questo obiettivo. Non si tratta di fare macelleria sociale ma piuttosto di disboscare una platea che in molte componenti brilla per eccessi di personale e contestuale inadeguatezza. Del resto, tenere formalmente al lavoro decine di migliaia di persone e non pagare per mesi o per anni i loro stipendi, che cosa è se non macelleria sociale?

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