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L'INTERVISTA

Verso la nuova giunta regionale, Crocetta non cede: «La Scilabra non si tocca»

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«Quando mi sono insediato, a fine 2012, la spesa reale era del 17% mentre oggi siamo al 48,8%. Pure Faraone si è stupito...»

«Non perderemo un solo euro di fondi europei. E non ne cederemo allo Stato. Con Delrio abbiamo fatto chiarezza ed è emerso che la Sicilia può farcela da sola»: Rosario Crocetta è un fiume in piena e dalla Leopolda traccia i confini di un nuovo patto con lo Stato che permetterà alla Sicilia di superare le emergenze. Anche se ammette, il presidente, che si potrebbe andare all’esercizio provvisorio di bilancio e che ancora vari tasselli vanno messi a punto per avere un nuovo governo che si metta al lavoro.

Il sottosegretario Delrio ha detto che sui fondi europei bisogna fare di più. Si avvicina la scadenza del 31 dicembre 2015 entro cui investire tutte le vecchie risorse. Cosa farete per evitare di perdere fondi?
«Intanto vorrei precisare che io sono orgoglioso dei risultati che abbiamo mostrato a Delrio. Quando mi sono insediato, a fine 2012, la spesa reale era del 17% mentre oggi siamo al 48,8%. Significa che in due anni abbiamo avuto un incremento del 270%. Inoltre gli impegni, cioè le somme che già sono in bandi o provvedimenti di investimento ma non ancora spese sono all’85%. Vi rivelo una cosa, anche Davide Faraone si è stupito su questi dati. Basterebbe solo questo a far promuovere il mio governo. Ora dovremo realizzare un servizio di assistenza tecnica efficiente, che permetta di certificare con tempestività la spesa: ci affideremo al Formez, come concordato con Delrio, ma creeremo anche un pool di nostri dirigenti e utilizzeremo i nostri uffici di Bruxelles».

Quali sono i settori in cui bisogna recuperare i ritardi?

«Bisogna recuperare i ritardi in tutti i settori in cui c’è bisogno della collaborazione dei Comuni e delle Università. Il Comune di Palermo dovrebbe spendere 450 milioni e ne ha spesi 50. Leggo questi dati e penso ”i Comuni hanno un miliardo e mezzo nei cassetti e poi mi attaccano”. E le Università sono indietro nell’investimento dei fondi sulla ricerca. Se non riescono ad accelerare, meglio affidarsi al Cnr. E anche nel settore dei Beni culturali siamo indietro in tutti i bandi che coinvolgono le sovrintendenze. Senza tutti questi ritardi la nostra media di spesa sarebbe molto elevata. In tutto quello che dipende dalla Regione stiamo invece recuperando. Me lo ha detto anche Renzi».

Però Delrio ha sollevato dubbi anche sui fondi destinati al lavoro.

«Su una cosa ha ragione. Il Piano giovani e lo Youth Guarantee non possono essere affidati a due assessorati diversi, Formazione e Lavoro. Si creano duplicazioni e si va a rilento. Dunque il prossimo assessore al Lavoro non si arrabbi, ma i piani e i fondi per far ripartire il mercato dell’occupazione tornano interamente alla Formazione. Inoltre a giorni saremo in grado di pubblicare i nuovi bandi del Piano giovani superando definitivamente i problemi nati in estate».

A proposito di nuovi assessori, cosa manca per ufficializzare la giunta?

«Io ho convocato un vertice di maggioranza per domani. Ma lo confermo solo se i partiti arriveranno con i nomi, altrimenti è inutile. Bisogna essere sicuri che tutte le anime del Pd vogliamo l’intesa. E poi il tema non può essere la sostituzione per principio di tutti gli assessori attuali. Non potrebbe funzionare, sarebbe come sconfessarmi. Anche perchè ci sono settori che stanno funzionando e non si può interrompere un percorso. In questi giorni, per esempio, l’assessore Calleri ha tolto delle cave a Matteo Messina Denaro. Una scelta per cui serve grande coraggio».

Però il Pd insiste. Vuole un ricambio totale.

«Allora io gli chiedo, volete interrompere il rappprto con il mondo delle imprese? Se la risposta è no, la Vancheri va confermata. E poi si è sempre detto che Linda e Lucia Borsellino sono ”fuori quota”. Inoltre io negli accordi pre-elettorali avrei avuto diritto a due assessori, posso indicare la sola Nelli Scilabra e cederne uno. Ma non possono chiedermi di più. Una cosa è cambiare un’intera delegazione, altra cosa è cambiare l’intera giunta».

In ogni caso questa fase sta segnando il suo riavvicinamento al Pd. Che vantaggi può portare?

«Abbiamo bisogno di un clima positivo per approvare riforme indispensabili. Il passato ci insegue, con le sue politiche clientelari. Ereditiamo il pesante fardello che ci hanno fatto trovare Cuffaro e Lombardo. Ma riforme mirate possono farci recuperare terreno. Dobbiamo intervenire su forestali, pensioni regionali, personale. Il taglio delle postazioni dirigenziali superpagate va fatto subito. Sono tutte cose che abbiamo concordato con Delrio. Dopo qualche diffidenza abbiamo ritrovato la collaborazione di Renzi. E per qusto dico, ce la possiamo fare e ce la faremo».

Lei è alla Leopolda. Ha incontrato il premier?

«Sì, è stato molto affettuoso, mi ha abbracciato e mi ha detto che è al corrente del fatto che stiamo recuperando i ritardi del passato. Io gli ho detto che sono favorevole alla sua Finanziaria. Tra l’altro, la Sicilia ha già tagliato due miliardi e trovo assurdo che i presidenti delle Regioni facciano polemica sulla manovra. Non ci sono Regioni che hanno tagliato quanto abbiamo tagliato noi nella sanità o nella formazione. Bisogna collaborare, siamo in una fase difficile e ognuno deve stringere la cinghia. Invece noto che i sindaci attaccano i governatori, i governatori attaccano al premier».

Il bilancio 2015 e la Finanziaria, con questo nuovo clima, saranno approvati entro fine anno?

«Vedremo, valuteremo col nuovo assessore. Non possiamo neppure scambiare la Finanziaria per la legge in cui inserire le riforme. Se partiamo bene con le misure che abbiamo elencato, maturando risparmi, allora si può fare. Altrimenti non posso escludere un esercizio provvisorio».

Lei chiede collaborazione ma l’opposizione è pronta a sfiduciarla.

«Il centrodestra non ha saputo affrontare la sfida delle riforme e ora prova a bloccare tutto. Grillo invece... Riascolti quello che diceva prima di me, quando non era un politicante. Veniva in Sicilia, anche a Gela, e per farmi un complimento gridava che la gente non meritava un politico bravo come me. Ora invece ha un suo partitino e mi attacca. È un trasformista».

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