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UFFICI PUBBLICI

Regione: quattrocento dirigenti
senza un ufficio da dirigere

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Non guidano alcun ufficio né possono essere trasferiti. Il capo del Personale avvia un monitoraggio per identificarliLa Corte dei Conti: ci sono centinaia di strutture, coi relativi coordinatori, che potrebbero essere ridotte. Crocetta: siamo pronti a tagliarne il 30 per cento

PALERMO. Alla Regione ci sono circa 400 dirigenti che non guidano alcun ufficio ma ricevono di volta in volta incarichi di studio e consulenza: personale che non può essere trasferito senza il proprio consenso malgrado vari assessorati - Economia, Formazione e Sanità in primis - denuncino da mesi che posti chiave restano senza vertici. Mentre altri 700 dirigenti sono alla guida di strutture che - secondo il governo e la Corte dei Conti - potrebbero essere ridotte attraverso accorpamenti risparmiando sulle indennità.

E così mentre gli assessorati continuano a pubblicare atti di interpello (richieste di trasferimento volontario) quasi sempre inascoltati, è stato Crocetta a rilanciare il progetto di una riorganizzazione della macchina amministrativa che riduca le postazioni di vertice e permetta di impiegare meglio i 1.800 dirigenti oggi a libro paga.

In pratica, in una Regione che spende un miliardo all’anno per stipendi del personale c’è un dirigente ogni 8,5 dipendenti ma uffici che restano ugualmente senza guida. Il primo caso sollevato da Crocetta è proprio quello dei dirigenti che si occupano solo di consulenza e studio: il presidente calcola che siano circa 400. «Si tratta - spiega il capo del Personale, Luciana Giammanco - di dirigenti che non guidano nè un’area nè un servizio o una unità operativa. È personale libero, a cui di volta in volta il dirigente generale assegna incarichi di studio di materie oggetto dell’attività dell’assessorato». Ma, si è chiesto Crocetta, se tanti assessorati cercano dirigenti perchè non si possono utilizzare questi? Il presidente è pronto a trasferimenti d’imperio attraverso la procedura della rotazione (soggetta a regole diverse) e per questo motivo ha commissionato alla Giammanco un monitoraggio di questa particolare categoria di dirigenti per individuare competenze e funzioni attuali.

Ma non sarà un’operazione facilissima. Almeno con le norme attuali, soprattutto quelle del contratto collettivo in vigore. «L’articolo 42 del contratto - spiegano Marcello Minio e Dario Matranga dei Cobas Codir - prevede che senza il proprio consenso nessun dirigente possa essere trasferito. Chi è incaricato solo di consulenza e studio vede limitata al minimo l’indennità di parte variabile incassando non più di 2.700 euro annui per questa voce. Secondo i nostri calcoli ci sono in questa situazione almeno 400 dirigenti di terza fascia». Che sono proprio la categoria di cui hanno bisogno tutti gli ultimi assessori che hanno emesso interpelli.

Ma anche in questo caso i Cobas avvertono: «L’Economia cerca dirigenti con un curriculum particolare. Non sono incarichi a cui chiunque può essere destinato. La cosa migliore sarebbe richiamare alla base quelli che erano stati assunti per l’Economia ma poi hanno ottenuto trasferimenti altrove. Magari in posti in cui ci sono meno responsabilità e stesso stipendio oppure negli uffici di gabinetto». Anche questa è una delle strade che Crocetta ha detto di voler percorrere.

Ma il punto resta sempre quell’articolo 42 del contratto - dal titolo clausola di salvaguardia - che anche la Corte dei Conti guidata da Maurizio Graffeo chiede ogni anno (senza successo) di cancellare. Prevede da un lato che quando un dirigente perde il contratto debba ricevere un incarico che assicuri almeno una retribuzione equivalente, dall’altro lato che si possa sempre rifiutare la proposta dell’amministrazione perdendo l’indennità dirigenziale. Anche se poi il successivo articolo 45 del contratto prevede che un rifiuto prolungato nell’accettare un incarico possa provocare sanzioni come l’obbligo di andare in aspettativa. Sono norme che - sottolineano anche i sindacati - attribuiscono una forza notevole ai dirigenti.

Senza considerare l’elevato numero di strutture e uffici che alla Regione non si riesce a diminuire. La Corte dei Conti segnala che nel 2012 erano circa 503 e nel 2013 si è riusciti a ridurle a 475 ma nel corso degli ultimi mesi sono cresciute di nuovo fino a 495. Si tratta di 71 aree (le strutture più grandi negli assessorati) e 424 servizi che si trovano al loro interno. Infine ci sono le strutture organizzative che portano il totale delle postazioni dirigenziali - secondo i Cobas - a oltre 700. La Corte dei Conti invoca da tempo «accorpamenti di uffici con funzioni omogenee» che consentano almeno di risparmiare sulle indennità di posizione dei dirigenti. Secondo i magistrati contabili «serve una rigorosa riorganizzazione della macchina organizzativa puntando su un’attenta analisi dei costi delle diverse strutture».

Ma qui Crocetta tira in ballo l’Ars, segnalando di aver proposto in estate una norma che permetteva di tagliare il 30% di queste strutture intermedie per un risparmio di circa 8 milioni: «Ma la norma non è neppure stata votata».

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