Domenica, 23 Settembre 2018

Licenziati dall’ufficio stampa, risarciti due giornalisti

Accolto il ricorso. Ventitré professionisti messi alla porta da Crocetta. Il Tribunale di Palermo: ma non scatta l’obbligo di riassunzione. La difesa: ricorreremo
Sicilia, Cronaca

PALERMO. «Il licenziamento è inefficace»: il Tribunale di Palermo ha «parzialmente accolto» il ricorso di due dei 23 giornalisti che facevano parte dell’ufficio stampa di Palazzo d’Orleans. Tuttavia non scatterà per la Regione l’obbligo di riassumere: previsto invece un maxi risarcimento danni che vale complessivamente quasi 200 mila euro e spese legali.
È una sentenza, quella emessa da Antonio Ardito, che va in controtendenza rispetto alle altre pronunciate da diversi magistrati dello stesso Tribunale sul caso dei licenziamenti all’ufficio stampa della Regione. E che arriva dopo l’ordinanza con cui la Consulta ha dichiarato l’inammissibilità delle questioni di legittimità costituzionali sollevate dai giudici del lavoro su richiesta dell’Avvocatura dello Stato.
Tutti assunti da Cuffaro e licenziati da Crocetta al momento del suo insediamento, i giornalisti avevano fatto ricorso. Andando incontro fino a ora a sconfitte in tribunale. Invece nel caso della giornalista difesa dall’avvocato Agostino Equizzi la sentenza è di parziale accoglimento. «In pratica - spiega l’avvocato - il giudice ha riconosciuto la sussistenza di un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato. E quindi ha dichiarato l’inefficacia del licenziamento». Ma la reintegrazione in servizio non scatta perchè è stato applicato il nuovo articolo 18, nella versione riformata dalla Fornero, che prevede un risarcimento danni e un’indennità sostitutiva del mancato preavviso. Il primo corrisponde a 10 mensilità uguali all’ultima percepita, che era di 9.559 euro lordi. L’indennità di mancato preavviso è stata valutata in 98.888 euro.
Risarcimenti analoghi dovrebbero essere stati assegnati a un secondo giornalista, difeso dall’avvocato Antonio Cimò: la sentenza però non è ancora nota. Ma sia nel primo che nel secondo caso la riassunzione non scatta perchè è stato riconosciuto il motivo oggettivo del licenziamento, cioè la carenza di risorse per pagare questo personale: questa la tesi difensiva di Crocetta. Che aveva sempre contestato la qualifica di caporedattore assegnata a tutti i componenti dell’ufficio stampa. Una qualifica prevista però da una legge del 1976 modificata negli anni successivi ma che non è mai stata abrogata, neppure dopo i licenziamenti dei 23 giornalisti. Crocetta aveva anche sostenuto che i contratti avessero natura fiduciaria e che per questo motivo si potesse licenziare all’inizio di un nuovo mandato presidenziale. L’avvocato Equizzi ha comunque annunciato che farà ricorso contro la sentenza di primo grado continuando a chiedere la reintegrazione in servizio della giornalista non ritenendo applicabile al pubblico impiego la riforma Fornero dell’articolo 18.


GIA. PI.

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