Consiglio comunale, Nuti presenta ricorso

Il candidato sindaco del Movimento cinque stelle è stato il più votato in assoluto nella tornata elettorale ma non potrà essere a palazzo delle Aquile perchè la lista non ha superato lo sbarramento del 5%. "Una legge assurda, da cambiare"

PALERMO. È il più votato al consiglio comunale di Palermo, oltre tremila preferenze, ma il grillino Riccardo Nuti (che era anche candidato a sindaco), non siederà sugli scranni di sala delle Lapidi. La lista nella quale era candidato, il Movimento 5 stelle, non ha superato lo sbarramento del 5%. La legge elettorale siciliana, secondo Nuti, ha stravolto gli equilibri così come la metodologia di voto che ha confuso gli elettori «di cui non è stata rilevata la reale volontà», dice il candidato.  


Per questo il Movimento Cinque Stelle ha già avviato un ricorso. «È accaduto - racconta Nuti - che non sono stati attribuiti alla nostra lista numerosi voti solo perchè non era stato apposto nessun segno sul nostro simbolo, quando la volontà di voto era stata chiaramente espressa dall'elettore con l'indicazione del nome di un nostro candidato a fianco del logo del Movimento 5 Stelle».


Il candidato di Beppe Grillo a Palermo, che tuttavia non ha «sfondato» come avvenuto in altre città, se la prende contro la legge elettorale. «La norma la conoscevamo - dice - ma è evidente che questo sbarramento del cinque per cento non permette una buona rappresentatività in Consiglio comunale, che dovrebbe essere il luogo del dibattito civico più allargato e democratico e soprattutto più vicino alle gente. Ma come posso essere vicino ai miei tremila elettori se non sarò al Comune? Come verà rispettata la loro volontà?». Una legge diversa dal
resto di Italia che ha scontentato 17 liste su 26. «Quello che mi chiedo è qual è il senso - prosegue Nuti - Il problema non può essere la governabilità. Con lo sbarramento del 3%
riescono a governare in tutti i Comuni del resto d'Italia, non capisco perchè non si possa fare lo stesso in Sicilia.


È evidente che chi ha inserito a suo tempo lo sbarramento, voleva evitare che ci fossero delle formazioni nuove che potessero avere dei propri rappresentanti nelle istituzioni. Purtroppo fuori dai grandi partiti non è ammessa attività politica».     Il grillino si lamenta anche della lentezza con cui sono stati comunicati i dati elettorali e sulle modalità di voto. «È scandaloso che, a oltre due giorni dalla chiusura dei seggi, non abbiamo dati ufficiali. Non c'è stata la giusta
comunicazione. Inoltre, se si voleva evitare l'effetto trascinamento, ci dovevano essere due schede, una per il sindaco e l'altra per il consiglio comunale. Tantissima gente ha sbagliato. Non abbiamo rispettato la volontà degli elettori».

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