Bimbo picchiato e drogato, si teme ancora

La madre e i familiari ascoltati dai pm. La procura ha tolto la potestà ai genitori e affidato il piccolo al direttore sanitario dell'ospedale

PALERMO. Sguardo cinico. Nessun pentimento apparente. Si è presentata così la mamma del piccolo Samuele davanti al pm che l'ha sentita in merito alle sevizie e alle percosse subite dal figlio di appena di 18 mesi. Nessun pentimento, forse perché anche lei vittima di maltrattamenti e violenze non conosce altri sistemi e altri metodi per «educare» i figli. Quello che emerge da questa brutta storia nata tra le mura di un magazzino in via Montesanto, trasformato in abitazione, assume sempre più contorni sconvolgenti. La cocaina lasciata sul tavolo dopo due piste. I fili elettrici che penzolavano all'interno di una casa piena di umidità. Nessun seggiolone. Nessun letto per bambini. Gli escrementi di topi sparsi ovunque. 
Per il piccolo Samuele un vero lager. Un lager nel quale non entrerà più. La procura ha tolto la potestà ai genitori e ha affidato il piccolo al direttore sanitario del nosocomio, Giorgio Trizzino, che con i colleghi sta facendo di tutto per strappare alla morte il bambino. La madre, 25 anni, sabato scorso è stata fermata dalla polizia con l'accusa di maltrattamento aggravato, mentre il suo convivente di 28 anni è indagato per cessione di droga, reato contestato anche alla donna. La donna sarà interrogata questa mattina dal gip Sergio Ziino per la convalida degli arresti. Le indagini condotte dal nucleo che si occupa dei reati sui minori della squadra mobile, diretto da Rosaria Maida, sono coordinate da Ennio Petrigni. Ieri sono stati ascoltati i parenti. Gli agenti avrebbero chiesto perché non hanno mai denunciato quanto successo. Impossibile che nessuno sapesse. Oggi sarà sentita la pediatra del bimbo. Anche lei dovrà chiarire tante cose. Intanto senza una famiglia, Samuele, le cui condizioni sono definite dai sanitari «stabili nella loro gravità», ha trovato la solidarietà di tante mamme palermitane. Secondo i medici sarebbero i traumi subiti dal bimbo a suscitare le preoccupazioni maggiori, e l'intossicazione da cocaina avrebbe aggravato un quadro clinico già di per sé critico. «La prognosi resta riservata - dice il medico Giancarlo Coffaro, responsabile della Rianimazione - soprattutto in ragione di un dubbio danno epatico che stiamo monitorando e che potrebbe essere legato ai traumi riportati». Per Trizzino «il livello sensorio è praticamente assente: da ieri comincia a rispondere agli impulsi dolorosi - afferma - questo ci lascia ben sperare, anche se la situazione resta grave. Speriamo non ci siano danni permanenti. Se supera questa fase potrebbe esserci un recupero completo». 
Interrogata dalla polizia, allertata dai medici subito dopo il ricovero, la coppia ha dato una versione poco credibile dei fatti: la madre ha raccontato che Samuele era caduto dal seggiolone procurandosi i lividi. Le bruciature alle manine gliele avrebbe fatte il fratellino di due anni e mezzo con un accendino. Il padre ha invece ammesso che la donna picchiava il figlio e di fare uso da tempo di cocaina assieme alla compagna. La tragedia del piccolo si è consumata in via Montesanto. Proprio qui nel 1987 venne massacrata dai genitori Maria Concetta Mazzola dai genitori. Legata mani e piedi al lampadario, bruciata con le sigarette, seviziata con gli aghi, lanciata contro il muro. La morte di Maricò a distanza di anni non ha insegnato nulla.

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