Pentito: Provenzano puntò su Romano

Le dichiarazioni di Giacomo Greco riportate dal settimanale L'Espresso. La Procura ha trasmetto le prime intercettazioni alla Camera per chiederne l'autorizzazione all'utilizzo

PALERMO. Bernardo Provenzano nel 2001 avrebbe investito su Saverio Romano, a quel tempo parlamentare dell'Udc. E' quanto scrive L'Espresso, dopo che alcuni giorni fa la Procura di Palermo ha trasmesso le prime intercettazioni alla Camera per chiederne l'autorizzazione all'utilizzo. Il settimanale racconta delle dichiarazioni "inedite" di un collaboratore di giustizia, Giacomo Greco, genero di Ciccio Pastoia (morto suicida in carcere), che curò la latitanza di Provenzano.
La storia raccontata da Greco, secondo L'Espresso, comincia con le elezioni del 2001, quando la famiglia dei Mandalà di Villabate (PA) e quella di Pastoia "si interessarono - scrive il giornale - per far votare Saverio Romano". Il pentito spiega che all'epoca venne a conoscenza di queste direttive dei boss perché direttamente informato da Ciccio Pastoia e dai suoi figli. Dieci anni fa, secondo Greco, c'era la necessità di portare Saverio Romano in Parlamento. Per farlo eleggere tutto il clan si sarebbe mobilitato. Evitando passi falsi: per non "bruciare" il candidato, Ciccio Pastoia evitò di farsi vedere in pubblico insieme a Romano. Il pentito rivela che i due si conoscevano bene e l'uomo di fiducia di Provenzano teneva i suoi rapporti con il futuro ministro attraverso Nicola Mandalà, il mafioso che per due volte accompagnò Provenzano in una clinica a Marsiglia.
Sia Ciccio Pastoia che i suoi figli Giovanni e Pietro avrebbero affermato che su Romano c'era anche l'interesse dello "zio" e cioé di Bernardo Provenzano, spiega il collaboratore di giustizia.  Ma nel 2003 i carabinieri del Ros cominciano a concentrarsi su Belmonte Mezzagno, paese di Romano, piazzando microspie e telecamere nascoste: lo stesso Romano finisce sotto inchiesta assieme a Totò Cuffaro. E i boss sostengono di essere "delusi" da lui, "perché non mantiene più le promesse".
"Nel 2004 - racconta il pentito - Ciccio Pastoia mi incaricò di organizzare ed eseguire un attentato incendiario in danno dell'abitazione del padre dell'onorevole Romano. Mi disse che Nicola Mandalà ce l'aveva con Romano perché non aveva mantenuto gli impegni precedentemente assunti. L'intimidazione non venne portata a termine".

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