Il cnt rinvia attacco in Libia, Gheddafi: "Non mi arrendo"

Tutti danno la caccia al rais, nonostante nessuno sappia esattamente dove si trovi. E lui torna a farsi sentire in un messaggio audio trasmesso dalla tv al Arabiya. "Metteremo il paese a ferro e fuoco"

ROMA. Tutti danno la caccia a Muammar Gheddafi, nonostante nessuno sappia esattamente dove si trovi. E lui torna a farsi sentire in un messaggio audio trasmesso dalla tv al Arabiya. "Non mi arrenderò mai, metteremo la Libia a ferro e fuoco", ha minacciato il rais dal suo nascondiglio. Inutile quindi - è il messaggio che Gheddafi invia agli insorti - attaccare Bani Walid e Sirte (le due città in cui si dice potrebbe aver trovato rifugio) perché "le tribù locali sono armate ed è impossibile assoggettarle".    I ribelli restano però determinati a stringere il cerchio attorno a Sirte, benché abbiano prolungato di una settimana l'ultimatum, previsto per sabato, che avevano dato ai lealisti della città natale del rais per arrendersi. "Gli diamo una settimana in più. Sirte non è un obiettivo così strategico da giustificare la fretta", ha spiegato da Bengasi Mohammed Zawawi, uno dei portavoce degli insorti. "Vogliamo dare il tempo di far progredire i negoziati - ha aggiunto -. Preferiamo costringerli ad arrendersi tagliando loro i rifornimenti d'acqua ed elettricità ".    In realtà, secondo il Cnt, Gheddafi si troverebbe a Bani Walid, un centinaio di km a sudest di Tripoli. A confermarlo oggi è stato Abdel Majid, il coordinatore delle operazioni militari dei ribelli a Tripoli, citando come fonte della sua informazione "qualcuno in cui abbiamo fiducia". La fonte avrebbe detto che Gheddafi è andato lì con suo figlio Saif al-Islam, e il capo dell'intelligence Abdullah al-Senoussi, tre giorni dopo la caduta di Tripoli. Anche Saif, ieri, aveva mandato un messaggio incitando alla "resistenza" contro gli insorti, dicendo di parlare da un sobborgo di Tripoli. Nelle stesse ore un altro figlio di Gheddafi, Saadi, parlava invece di contatti con il Cnt per negoziare "una tregua" a nome del padre. Trattativa di fatto sconfessata oggi dallo stesso rais.    L'Algeria intanto, che ha accolto i familiari di Gheddafi tra cui la moglie e tre figli, ha assicurato di non aver mai ipotizzato di dare asilo al colonnello in fuga e di avere intenzione di riconoscere il Cnt quando verrà formato un nuovo governo. Secondo il quotidiano algerino El Watan, il rais avrebbe infatti raggiunto con la sua famiglia Ghadames, città vicina alla frontiera di Tinalcom, e da lì avrebbe tentato senza successo di telefonare al presidente algerino Abdelaziz Bouteflika per chiedergli di lasciarlo entrare nel Paese.    E mentre il Cnt riscuote successi internazionali sempre più significativi, come il riconoscimento oggi da parte della Russia, l'ormai ex regime libico - che oggi avrebbe compiuto 42 anni - continua a perdere pezzi. L'ex premier Baghdadi al Mahmoudi ha annunciato di essere passato tra le fila degli insorti e di essere in contatto con il Cnt, assicurando di "essere rimasto in Libia".    La comunità internazionale intanto guarda già al futuro. A Parigi il vertice degli 'Amici' della Libia lavora per lo scongelamento degli asset libici destinati a finanziare la ricostruzione, mentre il segretario dell'Onu Ban Ki-moon auspica di poter inviare una missione delle Nazioni Unite al più presto possibile. Dal canto suo la Ue ha già deciso di rimuovere le sanzioni europee che bloccavano le attività di 28 società libiche, che vanno da imprese petrolifere, banche e porti.     

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