Pronto? Chiamo per le dimissioni del premier

Telefoni bollenti a Palazzo Chigi dopo l’invito lanciato da una radio a chiamare il centralino per chiedere a Berlusconi di passare la mano. L’intervista di Carmen Consoli impazza in rete: il pensiero su mister B. e l’Italia narcotizzata

PALERMO. «Pronto, buonasera sono Valentina e vorrei chiedere le dimissioni del premier». Valentina è una dei tanti radioascoltatori che ha colto l'invito, fatto ieri nel corso del TGZero di Radio Capital delle 19, a chiamare il centralino di Palazzo Chigi (di cui hanno fornito il numero: 06 67791) per chiedere al presidente del Consiglio di dimettersi o di resistere. Ed è subito caos. In pochi istanti la provocazione è stata colta dai chi era in ascolto, mandando in tilt il centralino di Palazzo Chigi.
Nell'epoca della condivisione e dell'informazione in tempo reale il fenomeno, si sa, rischia di diventare inarrestabile. Così dalla radio l'invito è stato presto postato sulle pagine dei più importanti social network come Facebook e Twitter diventando un tormentone, che ha raccolto i commenti del popolo di internet, spaccandolo tra chi crede si tratti di uno scherzo e chi invece ha colto l'invito a sua volta, e poi tornato sulla propria pagina, racconta, commenta e poi invita gli altri. C'è anche chi è incredulo e pensa si tratti solo di uno scherzo, chi timidamente chiede informazioni, ma in pochi invece sembrano essere i no.
«Un po' di attesa, ma ne vale la pena! Fatelo anche voi e spargete la voce!», l’autrice del messaggio ha anche creato una pagina si Facebook, sono in tanti a farlo e ad aderire. Nel frattempo nascono slogan e il tamtam si ingrassa.
Anche Carmen Consoli parla di mister B. e delle “armi di distrazione di massa”. A essere ripescata e condivisa con la stessa velocità un’intervista della ‘cantantessa’ catanese. Uno sfogo sul Belpaese, in cui la Consoli parla di mister B. e fa il verso agli imprenditori del Nord. «E vabbè c’iavi tutti sti fimmini? E vabbè  masculu è!» («E va bene ha tutte queste donne? E va bene è maschio!», ndr), così viene descritto l’alibi tutto italiano in questo sfogo semilucido di un’artista che non è nuova a critiche aspre: «L’Italia non riesce a reagire. La colpa non è degli italiani… è come se fossimo drogati. Non riusciamo a indignarci». La speranza, per la Consoli, è quella di toccare il fondo per poi sperare in una controtendenza. Cita Peppino Impastato: «Però la conoscenza ci salverà». Si conclude così una ‘sbottonatura’ in piena regola, che sempre più spesso giunge dalle bocche di artisti, intellettuali e talvolta società civile.

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