Martedì 07 Maggio 2024

Zelensky dopo l'orrore di Bucha: «Il numero delle vittime sarà ancora più alto in altre città»

Corpi di civili in una fossa comune a Bucha
Un’immagine satellitare resa disponibile da Maxar Technologies mostra quelli che sembrano essere i corpi di civili lungo la via Yablonska, a Bucha
Un ponte bombardato a Bucha
Il presidente Volodymyr Zelensky in visita a Bucha
Zelensky a Bucha
 
Mezzi militari russi distrutti a Kiev
Le truppe ucraine su un veicolo di trasporto a nord di Kiev
La gente accoglie le truppe ucraine in un villaggio riconquistato
Un hangar danneggiato nell’aeroporto di Gostomel , vicino a Kiev
La gente ripulisce dai detriti il villaggio riconquistato di Boromlia
Villaggio riconquistato
Mezzi militari russi distrutti
Un militare ucraino ispeziona un luogo dove sono avvenuti i combattimenti lungo una strada che porta a Makariv
Joe Biden, presidente degli Stati Uniti
La gente trova rifugio in una chiesa a Kharkiv, nel nord-est dell’Ucraina
Un giardino di roccia costruito a Odessa

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky oggi si rivolgerà al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite per denunciare le uccisioni dei civili a Bucha ed in altre parti del paese da parte dei russi. «Attualmente, nella sola Bucha, sono state uccise e torturate più di trecento persone. È probabile che l’elenco delle vittime sarà molto più ampio quando verrà ispezionata l’intera città. E questa è solo una città», ha affermato Zelensky in un video intervento notturno, aggiungendo che «ci sono già informazioni che il numero delle vittime degli occupanti potrebbe essere ancora più alto a Borodyanka e in alcune altre città liberate». E il suo impegno è «identificare quanto prima tutte le persone coinvolte nell’esercito russo in questi crimini. E per punirle tutte», in «un lavoro congiunto con l’Unione Europea e le istituzioni internazionali, in particolare con la Corte penale internazionale». Zelensky oggi parlerà anche al parlamento spagnolo. Mosca ha respinto tali accuse: «Sono solo una provocazione, una messa in scena, i nostri militari non hanno fatto nulla di quello di cui sono stati accusati. Non è quello che è successo e abbiamo prove che proporremo al Consiglio di Sicurezza», ha detto l’ambasciatore all’Onu Vassily Nebenzia. Mosca ha sostenuto che le uccisioni dei civili siano avvenute dopo il ritiro delle sue truppe da Bucha, ma secondo quanto emerge da un’analisi delle immagini satellitari condotta dal new York Times, molti civili sono stati uccisi più di tre settimane fa, quando i russi avevano il controllo della cittadina. Tanto che il presidente Joe Biden ha chiesto un processo per crimini di guerra contro Vladimir Putin, mentre l’ambasciatrice Usa all’Onu Linda Thomas-Greenfield ha proposto insieme a Londra di sospendere la Russia dal Consiglio per i diritti umani di Ginevra. Germania e Francia hanno deciso di espellere decine di diplomatici russi e Mosca ha risposto preannunciando «misure proporzionate». Sul fronte dell’offensiva sul terreno, il consigliere per la sicurezza nazionale americano Jake Sullivan ha stimato che «potrebbe durare due mesi o più». Mentre lo stato maggiore ucraino, nel rapporto operativo pubblicato stamane, ha affermato che i russi «stanno raggruppando le truppe e concentrando gli sforzi sulla preparazione di un’operazione aggressiva nell’est. Reintegrando scorte di cibo, carburante, materiali lubrificanti e munizioni. Per stabilire il pieno controllo sul territorio delle regioni di Donetsk e Lugansk». Le forze russe continuano anche a bloccare la città di Kharkiv e cercano di stabilire il pieno controllo su Mariupol, con continui bombardamenti di artiglieria che distruggono quartieri residenziali e infrastrutture cittadine, aggiunge il rapporto. In cui si denuncia anche che «le truppe russe hanno effettuato attacchi a Mykolaiv con le munizioni a grappolo vietate dalla convenzione di Ginevra. Gli alloggi civili e le strutture mediche, incluso un ospedale pediatrico, sono stati colpiti. E ci sono stati morti e feriti, compresi bambini». Nel frattempo, in gran parte del Paese, hanno ripreso a suonare le sirene in vista della ripresa dei bombardamenti.

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