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Il femminicidio diventa reato autonomo, il Consiglio dei ministri dà via libera al ddl

Il provvedimento prevede anche altri interventi normativi per il contrasto alla violenza nei confronti delle donne e per la tutela delle vittime e arriva alla vigilia dell'8 marzo, giornata internazionale della donna

Il disegno di legge che introduce il delitto di femminicidio ha avuto il via libera dal Consiglio dei ministri. Il provvedimento prevede anche altri interventi normativi per il contrasto alla violenza nei confronti delle donne e per la tutela delle vittime e arriva alla vigilia dell'8 marzo, giornata internazionale della donna.

Il presidente del Consiglio Giorgia Meloni sottolinea: «Oggi il governo compie un altro passo avanti nell’azione di sistema che sta portando avanti fin dal suo insediamento per contrastare la violenza nei confronti delle donne e per tutelare le vittime. Il Consiglio dei ministri ha varato un disegno di legge estremamente significativo, che introduce nel nostro ordinamento il delitto di femminicidio come reato autonomo, sanzionandolo con l’ergastolo, e prevede aggravanti e aumenti di pena per i reati di maltrattamenti personali, stalking, violenza sessuale e revenge porn. Norme che considero molto importanti e che abbiamo fortemente voluto per dare una sferzata nella lotta a questa intollerabile piaga».

E conclude: «Ringrazio i ministri che hanno lavorato al provvedimento e che ci hanno permesso di raggiungere, alla vigilia della Festa della Donna, questo importante risultato».

Casellati: «Finora femminicidi quasi mai puniti con ergastolo»

Il ministro per le Riforme istituzionali Elisabetta Casellati, nella conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri che ha dato il via libera al disegno di legge sul femminicidio, commenta così: «La pena dell’ergastolo per il femminicidio intende rimarcare il particolare disvalore penale di questo tipo di condotte. Una gravità che la vigente disciplina non è stata in grado di sanzionare adeguatamente, nemmeno attraverso l’applicazione delle aggravanti dell’omicidio comune: all’ergastolo non si arriva quasi mai per il bilanciamento fra aggravanti e attenuanti».

Inoltre: «Le novità di questa riforma sono tante e rilevanti, a partire dal femminicidio come reato autonomo che vede come vittima la donna. Quella secondo me più importante - ha aggiunto - è che questa norma coglie lo specifico del rapporto asimmetrico fra l’autore della violenza e la donna destinataria della violenza, una violenza espressione di odio, discriminazione, prevaricazione e intolleranza verso la libera determinazione donna nell’esercizio dei suoi diritti e libertà individuali. Questa costruzione nasce dall’esperienza giudiziaria e sociologica che ha mostrato come la sede privilegiata in cui si sviluppa la violenza contro le donne è la discriminazione e l’intolleranza verso l’autodeterminazione delle donne».

Roccella: «Novità dirompente»

«Fin dall’inizio del nostro mandato la violenza sulle donne è stata un tema centrale: abbiamo cercato di intervenire sugli strumenti di prevenzione, con l’adozione di misure cautelari. I femminicidi sono diminuiti in misura molto lieve e quindi abbiamo ritenuto di dover intervenire nuovamente». Lo sottolinea il ministro per la Famiglia Eugenia Roccella.

«Abbiamo dunque introdotto un reato autonomo di femminicidio che verrà punito con l’ergastolo - continua Roccella - questo conferma la specificità della situazione e quindi una differenza dall’omicidio, non in termini di gravità dal punto di vista etico ma proprio per la diversità numerica dei casi di femminicidio: c'è un’asimmetria assolutamente evidente tra donne e uomini e l'omicidio di uomini da parte delle donne presenta numeri irrisori, per non dire quasi inesistenti. Tale asimmetria riguarda il potere maschile, le relazioni private, la libertà femminile: il femminicidio finora non era mai entrato nel codice penale, quindi il passaggio di oggi rappresenta una novità dirompente. La lotta alla violenza sulle donne deve coinvolgere il modo di concepire la relazione uomo-donna: l’obiettivo è produrre un mutamento culturale anche attraverso l’introduzione di questo delitto. Nel testo ci sono altre cose importanti, come l’obbligatorietà della formazione per i magistrati: tutti in Consiglio dei ministri sono intervenuti su questo provvedimento e tutti erano soddisfatti per il risultato raggiunto».

Nordio: «Valorizzato ruolo della vittima»

«La figura della vittima di reati da Codice Rosso e dei suoi parenti viene valorizzata, perchè posta in condizioni di intervenire nella fase delle indagini e in quelle successive». Lo ha detto il ministro della Giustizia Carlo Nordio, in videocollegamento con Palazzo Chigi.

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