
L’onda lunga del trionfo di Alessandra Todde in Sardegna arriverà in Sicilia. Accelerando un processo di aggregazione delle forze di opposizione al governo Schifani che era già in fase embrionale. E il primo test, in primavera, saranno le Amministrative.
Il patto elettorale fra Pd e 5 Stelle verrà siglato di sicuro a Gela: lì intorno al civico Terenziano Di Stefano i grillini hanno costruito una coalizione che include il Pd e la lista civica Sud chiama Nord. È lo schema che regge l’opposizione anche all’Ars . Mentre è un po’ più complicato che il patto elettorale avvenga anche a Caltanissetta, dove i grillini sono al governo e da cinque anni il Pd è all’opposizione in modo molto critico.
Ma il punto è politico e non tecnico. Al di là delle città chiamate al voto in primavera (una trentina appena) i leader del centrosinistra stanno provando a formare la coalizione chiamata a sfidare il centrodestra alle prossime Regionali del 2027. E anche se la scadenza è lontana, le prove generali sono già in corso. Al punto che i grillini pressano già il Pd per togliere una pregiudiziale al patto elettorale: quella secondo cui a esprimere il futuro candidato a Palazzo d’Orleans debbano essere proprio i Dem.
Forte della vittoria della Todde, espressione dei grillini, il leader regionale Nuccio Di Paola rivolge un appello al Pd: «La costruzione della coalizione unita in vista delle Regionali è già in atto. Ma vorrei sottolineare che in Sardegna la vittoria è stata possibile perché il Pd ha deciso di sostenere una nostra candidata che a sua volta ha mostrato di avere un valore aggiunto rispetto a tutta la coalizione. È uno scenario replicabile qui, se si affronta il tema senza posizioni precostituite. Tanto più che in Sicilia noi alle ultime due elezioni regionali siamo arrivati davanti al Pd».
La partita è lunga, anche perché guarda a elezioni che saranno fra tre anni. Ma la vittoria della Todde ha indicato una strada e adesso anche in Sicilia il centrosinistra vorrebbe sfruttare il vento di una vittoria in cui il centrodestra ha mostrato di poter scivolare anche per gli errori commessi. Il segretario del Pd, Anthony Barbagallo, è sicuro che un nuovo patto con i grillini è ormai naturale dopo il flop di quello alle ultime Regionali (sciolto poco prima del voto): «La vittoria, seppur di misura, della Todde in Sardegna ci dice che il percorso comune intrapreso dal Pd con il Movimento 5 Stelle è quello giusto per sconfiggere un centrodestra tracotante. Anche in Sicilia dobbiamo proseguire su questo solco, cercando anzi di allargare il più possibile il campo e costruire una coalizione coerente in grado di scalzare la destra che nella nostra terra finora si è distinta soltanto per la caccia sconsiderata alle poltrone, per uno spregiudicato e rinnovato clientelismo, per le mance e i contributi a pioggia che mortificano gli amministratori virtuosi sperperando le risorse pubbliche e danneggiando le imprese». L’ambizione di Barbagallo è sempre quella di spaccare il fronte centrista della coalizione che sostiene Schifani e anche in questo caso un timido tentativo è già in corso, visto che a Gela frange centriste stanno schierandosi con Pd e grillini. Ma la partita in questo senso è ancora più difficile. E lunga.

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Persone:
2 Commenti
Luciano
28/02/2024 10:18
Questa è la strada. Mettete da parte gli stupidi personalismi e indossate l'elmetto: la faccenda è seria, serissima, c'è in ballo il futuro.
mario
28/02/2024 20:08
il futuro suo forse, non della maggioranza degli italiani
00.01 violazione di domicilio
29/02/2024 21:17
La coalizione di sinistra si sta svegliando, tanto da dare del filo da torcere alla futile maggioranza dell'assemblea Regionale. Mai votato per la destra. E ne sono fiero!
mario
28/02/2024 20:07
apposto siamo....già abbiamo visto la sinistra al governo , tutto bloccato
Maurilio Matranga
29/02/2024 22:10
Si potrebbe dire, egregio signore, che purtroppo abbiamo visto anche la destra: non dico se meglio o peggio perchè questo afferisce valutazioni di tipo personale, secondo i propri "orientamenti". Il problema è, purtroppo, che la "politica", nel senso ampio del termine, è fatta da uomini, i quali, difficilmente, dall'estrema destra all'estrema sinistra, hanno dato senso ai valori che rappresentano, lasciando scontenti gli elttoritutti, ma lasciando contenti soltanto se stessi. Il mio parere è che chi va al governo deve rappresentare l'intera collettività e non soltanto gli elettori, "spogliandosi" dei personalismi ed imparando a pensare che fare il politico non è un mestiere. Magari non è nemmeno una missione, ma si tratta di una scelta al servizio della collettività che, ricordiamolo, per mantenere l'elefantiaco apparato politico/burocratico si svena economicamente, contribuendo, sebbene in misura davvero di poco conto, al fallimento economico del Paese.