
Messo ieri (28 febbraio) brutalmente alla porta da Trump, al culmine di un furibondo diverbio in favore di telecamere, Volodymyr Zelensky ha riattraversato l’oceano per anticipare di un giorno il faccia a faccia col premier britannico Keir Starmer. Ossia con il capo del governo del Paese storicamente più vicino agli Usa fra i partner occidentali, ma anche più vicino agli sforzi militari di Kiev in questi tre anni di guerra con la Russia di Vladimir Putin, previsto in origine poco prima dell’inedito summit di domenica a 16 - alla Lancaster House - sulla difesa comune europea.
A Londra è stato ricevuto con tutt’altra accoglienza dal primo ministro laburista di Sua Maestà, fra abbracci, sorrisi, un insistito «very very welcome» e attestazioni di fedeltà a un sostegno «incrollabile» all’Ucraina fino alla fine. Nonché dall’annuncio di un incontro fuori programma anche con re Carlo III, eccezione cerimoniale all’insegna del rispetto. Ma soprattutto, dopo il bilaterale di Downing Street, con l’annuncio di un nuovo mega-prestito pluriennale britannico all’Ucraina da 2,26 miliardi di sterline (2,7 miliardi di euro): sonante messaggio di sfida agli Usa e di concreto incoraggiamento agli alleati europei.
«Sono felice di avere amici e partner come voi», ha reagito con espressione di sollievo l’ospite. Verso il quale non è mancata tuttavia la garbata sollecitazione - anticipata al «caro Volodymyr» attraverso gli schermi della Bbc dal segretario generale della Nato, Mark Rutte, ancor prima che da sir Keir - a valutare un passo indietro: per «riparare» in un modo o nell’altro «i rapporti con Donald Trump e con l’amministrazione americana», nel nome della volontà proclamata di ricomporre una qualche unità «fra Usa, Ucraina ed Europa“: indicata come premessa necessaria di «una pace giusta e duratura».
Richiami a cui Zelensky aveva risposto già nelle ore precedenti provando ad abbassare i toni, ma senza chinare il capo dopo l’umiliazione subita ieri nello Studio Ovale sotto gli occhi di una sterminata platea globale, oltre che di leader amici e nemici. «Il sostegno del presidente Trump è cruciale per noi», ha ammesso, twittando dal suo profilo X a margine del viaggio fra Washington e Londra, dopo aver atteso per un’ora - come si è appreso solo oggi - di poter essere riammesso ieri a riprendere il colloquio con The Donald una volta esaurita la sfuriata del presidente; e magari anche di firmare il cosiddetto accordo sulle terre rare. Salvo essere di fatto cacciato via dal segretario di Stato, Marco Rubio.
Trump «vuole mettere fine alla guerra» ed è «comprensibile“ che voglia dialogare con Putin, gli è poi venuto incontro, non senza aggiungere che «nessuno vuole la pace più di noi». E quindi ricordare come gli Usa abbiano sempre «parlato di una pace attraverso la forza». Non ha del resto raccolto le intimazioni americane a scusarsi con il nuovo padrone della Casa Bianca, affermando in un’intervista a Fox di non ritenere di “dover chiedere scusa a nessuno“; e, anzi, rivendicando l’utilità di «essere onesti e diretti sui nostri obiettivi comuni».
Invece delle scuse, si sono moltiplicati a decine i suoi “grazie» - quei grazie che il vicepresidente JD Vance gli aveva rinfacciato di non voler pronunciare - all’indirizzo sia dell’America, «per l’aiuto vitale che ha contribuito a farci sopravvivere» a tre anni di guerra, sia dello stesso Donald Trump.
Ma i ringraziamenti da soli non bastano, mentre da Washington rimbalza addirittura la minaccia di un’interruzione tout court delle forniture belliche e di tutto il sostegno a Kiev, senza il quale - a meno di miracoli da parte dell’Europa - il destino dell’Ucraina potrebbe essere segnato in tempi ancor più brevi di quanto s’intravveda al momento. E mentre lo sforzo dei leader in arrivo a Londra (inclusa Giorgia Meloni) per una riunione dal formato mai sperimentato prima (con Francia, Germania, Italia, Danimarca, Olanda, Norvegia, Polonia, Spagna, Finlandia, Svezia, Repubblica Ceca, Romania, Turchia e Canada accanto a Regno Unito e Ucraina, oltre ai vertici di Nato e Ue) resta incagliato dietro il nodo delle «garanzie di sicurezza» americane. Quelle garanzie - insostituibili per rassicurare davvero Kiev da future ipotetiche mire russe - su cui il no di Trump appare in queste ore più granitico che mai.
6 Commenti
Robin
01/03/2025 23:56
Bravissimo il premier inglese, uniti si sconfigge il criminale Putin, mai lasciare sola una nazione aggredita
Riccardo
02/03/2025 12:43
Il 2022 è passato da un pezzo, sbloccatevi da queste fesserie sesquipedali!! Putin ci ha fatto il mazzo, lui ha sconfitto noi, Stamer e l'uk sono alla frutta un paese ridotto al lumicino che se la canta e se la suona da solo!
Antonello
02/03/2025 15:05
Si come no,nel regno della fiabe forse visto che l'Europa ha delegato agli usa la propria difesa da decenni.ma vi rendete conto che l'Europa è piena di debiti,non ha né armi né soldati da mandare e per andare dietro a biden è pure in recessione,al massimo possiamo mandare in ucraina le scacciacani
Fiat 1300
02/03/2025 07:15
Starmer e Trump: polizziotto "buono"e polizziotto "cattivo"?
Amico
02/03/2025 10:56
Ciao tuttologo, poliziotto si scrive con una Z. Fossi in te ripartirei dalle basi. Ciao.
Fiat 1300
02/03/2025 13:22
@Amico La doppia zeta è un mero rafforzativo del significato e del valore intrinseco del sostantivo utilizzato. Così come POLIZZIA e non polizia, con buona pace dell'ortografia. Cordialità
ser.pi
02/03/2025 07:47
Ogni giorno dai media si parla di Trump e dei suoi comportamenti e sempre in negativo, ma gli americani hanno scelto questa persona, già noto per tutto quel che dice e fa. Si dice che al Card. Richelieu arrivano sempre commenti negativi su un Marchese dai comportamenti ed azioni disdicevoli, ma il Cardinale disse alla sua segreteria di volere conoscere ed incontrare il Marchese, perché se erano in troppi a parlar male di lui, doveva pur avere qualcosa in più o di speciale. Tale aneddoto forse ha una attinenza col nostro proverbio: parrani mali ma parrani spissu !
Augusto Marinelli
02/03/2025 08:15
Trump, nel suo ottuso cinismo bottegaio, ha promesso a Putin di lasciargli mano libera sull'Europa sperando di allontanarlo dalla Cina. Li rafforzerà entrambi, urlando "America first".
Fiat 1300
02/03/2025 11:28
Cassandra?
Antonello
02/03/2025 14:59
Starmer come macron cercano di sbandierare una grandezza che ahimè inglesi e francesi hanno perso da un pezzo,ma sotto banco sanno benissimo che senza gli usa non si va da nessuna parte e stanno già trattando con trump per mangiarsi un pezzo della torta
Noto
02/03/2025 16:03
In sintesi, per noi va bene se Trump si dà una calmata e ricorda che l' UE ha investito molto denaro, ma prevedo che Zelensky si dimostri ancora una volta il tizio in tacchi che ballava e cantava anni fa nella TV ucraina. Al maggior offerente, anche lui. Il fine guerra si sintetizza in accordi commerciali e affitti territoriali pluriennali che ovviamente svenderanno l' Ucraina come sempre è accaduto ai paesi più deboli finita una guerra. Sugli oligarchi un omertoso internazionale silenzio, appoggiato anche dal "popolo ucraino"...il cui esercito è pieno zeppo di mercenari e volontari stranieri........
Azio
02/03/2025 18:04
"per noi va bene se Trump..." Per voi chi? Chi siete? Quanti siete?