Non solo i medici ma ora in Sicilia sono anche i pazienti a «fuggire» dai pronto soccorso. Lo rivela la terza indagine dell’Agenas, l’agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, che ha analizzato i risultati ottenuti nel 2023 dalle reti «tempo dipendenti» - emergenza-urgenza, cardiologica, ictus e trauma – nate per garantire la presa in carico dei malati che presentano patologie le cui conseguenze sono fortemente condizionate dalle decisioni e dagli interventi messi in atto nelle prime ore dall’insorgenza dei sintomi.
Si tratta di servizi che dovrebbero garantire l’assistenza nei tempi giusti e nel luogo di cura più appropriato anche se nell’Isola non sempre si riescono a raggiungere questi obiettivi. Anzi, a dire il vero, le performance complessive non sono particolarmente brillanti: tra i moltissimi dati, emersi nel dossier, spiccano quelli negativi che riguardano la situazione dei pronto soccorso siciliani. Oltre alla carenza di personale - secondo le ultime rilevazioni gli organici sarebbero coperti al 53 per cento del fabbisogno reale – fa impressione la statistica che mette in primo piano gli accessi con abbandono prima della visita medica o in corso di accertamenti, addirittura in anticipo rispetto alla chiusura della cartella clinica.
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