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Lega e M5S, intesa per un deficit al 2,4%: Tria cede, per Di Maio e Salvini è un "momento storico"

Vince la linea Movimento 5 Stelle e  Lega, nel 2019 il deficit sarà al 2,4% del Pil liberando 27   miliardi per la manovra. Riforma della legge Fornero, reddito e pensioni di cittadinanza, fondi per i risparmiatori colpiti   dalle crisi bancarie, investimenti e calo delle tasse per gli   autonomi arriveranno tutti nella legge di bilancio e saranno  finanziati ricorrendo all’indebitamento.

Nel giorno in cui il Consiglio dei ministri è chiamato a varare la nota di  aggiornamento al Def, la resistenza del ministro dell’Economia,  Giovanni Tria, non è bastata ad arginare la volontà politica  comune delle due forze di governo, decise a portare a casa il   risultato, una manovra espansiva che rappresenta una sfida   aperta a Ue e mercati ma che fa esultare i parlamentari e   militanti Cinquestelle in una vera e propria sfilata da Montecitorio a Palazzo Chigi.  Al ritorno del premier Giuseppe Conte dagli Stati Uniti, la giornata è stata animata da tensioni interne al governo e da un   continuo susseguirsi di indiscrezioni non sempre univoche.

Ufficialmente ad esporsi sono solo i due vicepremier, mentre il presidente del Consiglio e, soprattutto, Tria scelgono la linea   del silenzio. A parlare al posto del titolare dell’Economia è   invece la Lega che annuncia un accordo condiviso da tutto il   governo, raggiunto, assicura il partito di Matteo Salvini, anche   con il via libera del Tesoro.

Secondo quanto trapelato Tria avrebbe tentato, fino  all’ultimo, di tenere il punto su una linea di maggiore   prudenza, quella del deficit all’1,9% del Pil, necessaria per   assicurare la stabilità finanziaria. Ma sin dalle prime ore di   riunione a Palazzo Chigi, il pressing delle forze di maggioranza   è stato incessante. L’obiettivo reso pubblico da subito indicava   cifre ben più alte, addirittura al 2,5% del Pil, e descriveva,   con un mese di anticipo, persino le misure da inserire nella   prossima legge di bilancio.

Le risorse liberate dal deficit permetteranno infatti sia a Lega che a M5S di tenere fede alle rispettive promesse  elettorali. Il partito di Matteo Salvini potrà quindi portare a   casa il superamento della legge Fornero, bandiera anche dei   Cinquestelle, consentendo l’uscita di «400mila» lavoratori per lasciare posto ai giovani, la flat tax per gli autonomi al 15%, la pace fiscale e più investimenti per scuole strade e Comuni.

Luigi Di Maio potrà garantirsi invece 10 miliardi per il reddito di cittadinanza, destinato a una platea di 6 milioni e mezzo di   persone, e il via libera alla pensione di cittadinanza, oltre a 1,5 miliardi da destinare ai risparmiatori colpiti dai crack   bancari.

«E' un momento storico, per la felicità degli italiani vale la pena sforare il 2%», è stato il mantra di Salvini, a cui ha fatto eco Di Maio   convinto sponsor di una manovra «coraggiosa». «La Ue - ha   scandito il ministro del Lavoro - non preoccupa, avremo modo di interloquire». Ma la trattativa potrebbe non essere così semplice. La reazione dell’Europa potrebbe rivelarsi dura, così   come duro potrebbe essere già da domani mattina il giudizio dei   mercati. Questi numeri, che non consentono minimamente né di   continuare a fare scendere il debito né di «non peggiorare»,   come ha sempre predicato Tria, il saldo strutturale, il rischio   è di andare anche allo scontro frontale con la Commissione europea.

Bruxelles potrebbe rispedire indietro la manovra già a fine ottobre - mai successo finora a nessun Paese - qualora   riscontrasse gravi violazioni delle regole.   Anche le maggiori agenzie di rating come Standard & Poor's e Moodys, che avevano finora sospeso il giudizio sull'Italia, potrebbero infatti optare per un declassamento che potrebbe   costare caro sul fronte della fiducia dei mercati. E in termini   di tassi di interesse che già costerà all’Italia 3-4 miliardi aggiuntivi nel 2019.

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