Mercoledì, 16 Gennaio 2019

Finestra spalancata su diversità in pièce di Paola Atzeni

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Paola Atzeni
© ANSA

Incomincia sul palcoscenico del Teatro Massimo di Cagliari l'avventura di "Io non farò la mia fine", la storia di una madre che si batte per offrire a suo figlio nato con una sindrome di Down un'esistenza degna di essere chiamata umana. Un bell'esempio di buon teatro sociale con occhi e cuore rivolti al riscatto della diversità e della disabilità che non accettano più di essere guardate con lo sguardo pietista. Il testo dell'esordiente Paola Atzeni, scoperta da Lucia Calamaro, tra le più autorevoli firme del panorama teatrale italiano, è andato in scena tra gli applausi in forma di primissimo studio. La regia è firmata da Nicolò Columbano, nel cast Michela Atzeni, Edoardo Mario Capuano, Ornella D'Agostino, Luca Spanu. Una "prova aperta" per lo spettacolo, prodotto da Sardegna Teatro. A febbraio andrà in scena come secondo studio, il debutto è fissato per maggio. Un sogno che prende forma per Paola Atzeni, originaria di Nurri. "Vedere in scena uno spettacolo nato su un mio testo è stata un'emozione grandissima - dice all'ANSA - del tutto inaspettato, poi, è stato l'interesse che un'autrice straordinaria come Lucia Calamaro ha mostrato verso la scrittura di una sconosciuta, una delle tante allieve dello stage svoltosi a Roma. Un corso per attori e autori al quale avevo partecipato non senza grandi sacrifici e senza alcuna aspettativa, per inseguire la mia passione". Un amore profondo per il teatro, coltivato fin dagli anni di un'adolescenza difficile, nella realtà di un piccolo paese di provincia del Sarcidano. Tra i 13 e i 15 anni Paola ha già letto Ionesco, Shakespeare, Pirandello, Beckett. Sembra una storia d'altri tempi. Già per prendere il diploma ha dovuto rimboccarsi le maniche e fare la studentessa lavoratrice. "I miei non potevano permettersi di farmi studiare. Avevano già fatto tanto per me e i miei numerosi fratelli. I libri, il teatro, mi hanno salvato la vita- confessa - hanno aperto nuovi orizzonti, e quel vestitino che mi era stato cucito addosso fatto di pregiudizi, vergogna, paura, ha cominciato a lacerarsi. Stava prendendo sempre più forma un desiderio di libertà e autoaffermazione". Paola è però riuscita a dare un nuovo corso alla sua vita. "Lo stage con Lucia Calamaro e il debutto su un palcoscenico prestigioso all'interno del cartellone di Sardegna Teatro lo definisco un piccolo miracolo laico - confessa - Sardegna Teatro mi ha accolto perché ha creduto nella forza del progetto. Il teatro mi ha reso indipendente intellettualmente, mi ha permesso di liberarmi dalla sofferenza generata da sistemi culturali che possono risultare stretti, impedirci di esprimere completamente noi stessi", aggiunge la giovane autrice di uno spettacolo toccante, emozionante, ideato per ripensare alla diversità, accoglierla, darle diritto di cittadinanza.

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