Domenica, 18 Novembre 2018
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Asia Argento risponde alle accuse di Bennett: "Mi fa pena, è un'anima persa, vorrei tornare a X Factor"

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Asia Argento

La cosa che in questi mesi «più mi ha   ferita è stata quella di essere chiamata pedofila. Io ho dei   figli, quello è uno stigma che non auguro a nessuno. Per la   morte di Anthony, per tutto quello che è successo, non so come   riesco stare in piedi». E’ una Asia Argento emozionata e a  tratti commossa, quella che si presta all’intervista fiume di   Massimo Giletti a Non è l’Arena, in onda stasera su La7 nella   quale l’attrice e regista ha ribattuto alle accuse di Jimmy  Bennett e ha ripercorso gli avvenimenti degli ultimi mesi.

«Non sono sola, ho i miei figli che hanno sofferto tantissimo   - dice -. Mio figlio ora sta vivendo negli Stati Uniti perché   quando hanno iniziato a chiamarmi pedofila, prima che l’opinione   pubblica iniziasse a cambiare idea su di me grazie a X Factor   l'ho mandato dal padre. Avevo paura ci fossero contro di lui   episodi di bullismo... non è un momento facile», aggiunge non   trattenendo le lacrime. Quando Giletti le chiede cosa vorrebbe   in questo momento lei risponde: «Vorrei tornare a X Factor,   tornare a fare il mio lavoro, perché i miei figli sono fieri di   me l’Italia mi vuole e non ho fatto niente di quello di cui sono   accusata».

E il conduttore si appella ad Andrea Zappia   (amministratore delegato di Sky) «perché questo possa   succedere».    Vedere l’intervista a Bennett «mi ha fatto un pò arrabbiare   ma mi ha fatto soprattutto pena. Perché mentre parlava i suoi   occhi erano vitrei e non c'era nessuna espressione sul suo   volto. L’ho visto come un bambino che poi non è riuscito a   proseguire la sua carriera, un’anima persa». Elegante, in un   lungo vestito nero, seria, decisa, appassionata, Asia Argento   ribatte punto per punto alle accuse del giovane attore, portando   anche 'provè a discolpa, come i messaggi che si era scambiata   con il compagno, Anthony Bourdain ("Lui ha deciso che sarebbe   stato meglio pagare Bennett, io invece non volevo perché erano   menzogne") e la relazione di una psicoterapeuta, per alcune   sedute di Emdr (Eye Movement Desensitization and Reprocessing),  terapia per il superamento di traumi, fatte a luglio 2013,  qualche mese dopo l’incontro con Bennett.

Nel testo si legge che   «una delle parti peggiori del ricordo per lei (Asia Argento) è   che non avesse reagito per difendersi». E lei aggiunge: «Non mi   ero difesa neanche nell’incontro con Weinstein, penso sia a   causa di qualche trauma infantile».    Ripercorrendo l’incontro con Bennett, Asia è tornata sul   momento in cui «abbracciandoci, ha iniziato a baciarmi e   toccarmi, non da bambino, da figlio, come lo vedevo io, ma come   un ragazzo con gli ormoni impazziti. Questa cosa mi ha congelata. Lui mi è saltato addosso, mi ha messo sul letto, e   con me ha avuto senza preservativo un rapporto completo. E'   durato 2 minuti. Io non mi muovevo e non ho provato niente.   Sconvolta, gli ho chiesto perché l’avesse fatto e mi ha detto   che ero il suo desiderio sessuale da quando aveva 12 anni».

Al  momento del famoso selfie fatto da Bennett, «sono tornata alla realtà, ho capito di essere i suo trofeo, la milf di cui   vantarsi», però «ho sbagliato, perché ho cercato di normalizzare   la situazione». In seguito «Jimmy ha continuato a mandarmi su   Snapchat (il social dove i messaggi si autodistruggono) immagini   di lui nudo che si masturbava. Ero sconcertata, le ho mostrate   anche a Anthony».

E la commozione arriva quando parla del compagno, morto   suicida a giugno: «Dopo la sua morte si è aperto un abisso, ho   sentito la disperazione, il senso di colpa per non aver visto il   suo dolore, lui non me l’aveva mai mostrato. Era lui che   proteggeva me». Di Rain Dove, la compagna di Rose McGowan che ha   diffuso i messaggi ricevuti dall’attrice italiana su Bennett,   dice: «mi fa schifo, mi fa vomitare, è una persona senza   scrupoli».

Per Asia Argento, lei, Rose McGowan e Jimmy Bennett   "sono persone affamate di denaro che non si fanno scrupolo degli   altri esseri umani. E ho le prove di ciò che dico».    Tornando alla denuncia della violenza subita da Weinstein   spiega di aver deciso di farsi avanti «quando ho saputo da Ronan   Farrow (autore dell’inchiesta sul New Yorker, ndr) che aveva   fatto a 183 donne quello che aveva fatto a me». In questi mesi   fra le attrici italiane «mi ha chiamato una sola, perché voleva   che firmassi la lettera contro le molestie (quella del movimento   di Dissenso comune, ndr). Io non l’ho fatto, era come una   lettera di Babbo Natale, visto che non si facevano i nomi».

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