Sabato, 22 Settembre 2018

Confermato dalle stelle l'abbraccio che inquietava Einstein

Scienza e Tecnica
I quasar fanno luce sull''abbraccio a distanza' chiamato entanglement (fonte: NASA/ESA/G.Bacon,STScl)
© ANSA

Arrivano dalle stesse nuove conferme del misterioso 'abbraccio a distanza' tra particelle previsto dalla fisica quantistica e chiamato entanglement: scetticamente bollato come una "fantomatica azione a distanza" da Albert Einstein, questo fenomeno esce dagli schemi della fisica classica. Le prove, tra le più solide finora disponibili, sono state raccolte sfruttando antichi quasar, bizzarri oggetti cosmici la cui luce è stata intercettata anche grazie agli italiani Massimo Cecconi e Adriano Ghedina che lavorano alle isole Canarie presso il Telescopio Nazionale Galileo dell'Istituo Nazionale di Astrofisica (Inaf).

I risultati sono pubblicati sulla rivista Physical Review Letters dal Massachusetts Institute of Technology (Mit) di Boston in collaborazione con l'Università di Vienna.
Il misterioso fenomeno dell'entanglement, che ancora nessuno è riuscito a dimostrare in modo diretto, è come un intreccio invisibile che unisce il destino di due sistemi fisici (ad esempio due particelle) anche molto lontani fra loro nello spazio e nel tempo: ciò significa che qualsiasi azione fatta su uno finisce per alterare istantaneamente anche l'altro.

Negli anni '60 il fisico John Bell calcolò il limite teorico oltre il quale questa correlazione doveva necessariamente avere una spiegazione quantistica e non classica. Nei decenni successivi, però, si è continuato a ragionare sui possibili 'bachi' (loopholes) che tarlano gli esperimenti mirati a dimostrare che la visione offerta dalla teoria quantistica sia quella corretta.

Per circoscrivere sempre più queste falle, i ricercatori sono andati su una montagna delle Canarie e hanno iniziato a raccogliere dati da due grandi telescopi posti ad un chilometro di distanza l'uno dall'altro: il William Herschel Telescope e il Telescopio Nazionale Galileo. Puntati verso due quasar, hanno sfruttato la luce di questi corpi celesti (emessa rispettivamente 7,8 e 12,2 miliardi di anni fa) per misurare le proprietà di particelle di luce (fotoni) già 'abbracciate' nell'entanglement da una stazione posta a metà strada fra i due telescopi.

Sono emerse in questo modo correlazioni in oltre 30.000 paia di fotoni, superando di gran lunga il limite calcolato da Bell. "Se dovesse esserci un complotto finalizzato a simulare la meccanica quantistica con un meccanismo che in realtà appartiene alla fisica classica - spiega il fisico Alan Guth - allora dovrebbe essersi messo in moto almeno 7,8 miliardi di anni fa, sapendo esattamente quando, dove e come sarebbe stato fatto l'esperimento. Questo pare altamente improbabile, dunque abbiamo una prova molto forte che la meccanica quantistica è la giusta spiegazione".

 

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