Mercoledì, 19 Settembre 2018
MIGRANTI

Diciotti, il procuratore di Agrigento oggi al Viminale. Salvini: "Identificare i veri profughi a bordo"

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Migranti sulla nave Diciotti

Si fa sempre più teso il clima politico attorno alla vicenda della nave Diciotti, la nave con a bordo 150 migranti e ferma da cinque giorni al porto di Catania nella speranza di ottenere l'ok allo sbarco. Dopo il vertice di ieri a Bruxelles, la situazione appare complicarsi.

Si acuisce così il braccio di ferro di Salvini con l'Ue. Il vicepremier leghista ha infatti risposto un nuovo "no" all'ennesima richiesta presentata dalla nave di autorizzare lo sbarco. Il ministro dell’Interno starebbe però valutando «la possibilità di fare procedure di identificazione e riconoscimento per individuare profughi veri, che sono la minoranza, dai finti profughi prima ancora che le persone sbarchino». Dopo la discesa dei 27 minori non accompagnati due giorni fa, sulla Diciotti ci sono complessivamente 130 eritrei, 10 migranti delle Isole Comore, sei bengalesi, due siriani, un egiziano ed un somalo.  Intanto i migranti a bordo della Diciotti hanno cominciato lo sciopero della fame per protesta.

Oltre allo scontro politico con l'Ue, Salvini dovrà affrontare anche quello con le procure siciliane. Oggi il procuratore di Agrigento Luigi Patronaggio  si recherà a Roma per sentire alcuni funzionari del Viminale. Il vicepremier leghista ribatte: «Se questo magistrato vuole capire qualcosa gli consiglio di evitare i passaggi intermedi. Siccome c'è questo presunto sequestratore e torturatore, sono disponibile a farmi interrogare anche domani (oggi, ndr) mattina».

L’indagine è finalizzata ad accertare se sia legittima o meno la privazione della libertà personale dei profughi in assenza di provvedimenti della magistratura. Nel caso in cui, come ipotizza la Procura, sia stato commesso un reato, i magistrati, che procedono al momento a carico di ignoti, dovranno individuare i responsabili della violazione risalendo nella catena di comando a chi ha impedito lo sbarco. Da qui l’esigenza di sentire a Roma i funzionari del ministero dell’Interno che si sono occupati del caso. Qualificazione giuridica e competenza a indagare sono le questioni più spinose al centro del lavoro dei magistrati.

L’Autorità Garante dei Detenuti ha inviato «una informativa su quanto riscontrato alle Procure di Agrigento e di Catania e ed alcuni cittadini -primi firmatari il sacerdote Don Cosimo Scordato e il giornalista Francesco Viviano che è tra i promotori di «Magliette Rosse» -, hanno avviato una raccolta di firme con un appello al capo dello Stato affinché «intervenga e non rimanga in silenzio».

A. S.

 

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