Martedì, 13 Novembre 2018

La Via Lattea è vissuta due volte

La Via Lattea è vissuta due volte e a 'ricodare' questa doppia vita sono le sue stelle: nella loro composizione è scritta una storia davvero singolare e complessa. Pubblicata sulla rivista Nature, la scoperta si deve all'astronomo Masafumi Noguchi, della giapponese Tohoku University, che in un modello teorico ha ricostruito l'evoluzione della Via Lattea negli ultimi 10 miliardi di anni.

Il modello è riuscito per la prima volta a spiegare perché nella Via Lattea esistono due famiglie di stelle molto diverse fra loro. Finora era noto che nostra galassia è infatti popolata da stelle ricche di ossigeno, magnesio, silicio, zolfo, calcio e titanio, e da altre nelle quali predomina il ferro, mentre gli altri elementi sono meno abbondanti. La spiegazione di questa profonda diversità, secondo il modello pubblicato su Nature, è nel fatto che le due popolazione di stelle si sono formate in due epoche diverse.

Dieci miliardi di anni fa è nata la prima generazione, con molte stelle enormi e presto esplose come supernovae, scagliando nello spazio gli elementi che le costituivano. Questi ultimi avrebbero poi contribuito ad alimentare altre stelle, 'sorelle' delle prime. Il modello indica inoltre che circa 7 miliardi di anni fa il processo di formazione stellare si è arrestato perché le esplosioni hanno riscaldato eccessivamente i gas, impedendo la nascita di nuove stelle. Nel frattempo esplosioni di altre supernovae continuavano ad arricchire la galassia di elementi più pesanti, come il ferro. Quando i gas si sono raffreddati ha cominciato a nascere una nuova generazione di stelle più ricche di ferro, fra le quali il nostro Sole.

La ricerca "ha fornito finalmente una spiegazione all'evidenza osservativa dell'esistenza di due gruppi di stelle con diverse proprietà chimiche nelle vicinanze del Sole, con implicazioni molto importanti per la comprensione della storia di galassie come la Via Lattea e Andromeda, così come dei meccanismi di formazione stellare", rileva l'astronoma Marcella Marconi, che dirige l'Osservatorio di Capodimonte dell'Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf).

© Riproduzione riservata

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