Lunedì, 24 Settembre 2018
L'ALLARME

Dalla siccità alle piogge di giugno: danni all'agricoltura siciliana, crolla la produzione di grano duro

La siccità prima, le piogge di giugno poi. L'agricoltura in Sicilia ha subito un duro colpo dagli eventi climatici. E anche l'ondata di maltempo di ieri ha messo in ginocchio le campagne soprattutto nella Sicilia orientale.

Il grido d'allarme per gli effetti del meteo negli ultimi mesi ora arriva soprattutto dal grano duro che ha pagato un conto particolarmente salato con funghi e muffe che potrebbero aver danneggiato il già esiguo raccolto.

Dai primi raccolti arrivano infatti dati abbastanza sconfortanti, con un crollo medio della resa per ettaro che si attesta sul 40%, anche se la qualità resta mediamente buona se non eccellente. Il raccolto andrà avanti ancora per qualche settimana, ma si può già fare un primo bilancio che tiene conto anche dei prezzi, al momento bassissimi, sotto i costi di produzione, ma che sono destinati a salire visti anche gli scenari internazionali.

I dati sui primi raccolti dalla Cia Sicilia Occidentale nell’Isola, dove ci sono oltre 70 mila produttori, vanno a macchia di leopardo. Cambiano da zona a zona vista la grande varietà geomorfologica e climatica. Si va dal disastro annunciato della parte bassa della provincia catanese, colpita duramente questo inverno dalla siccità al momento della semina e germogliatura, dove si sono registrati cali del 75%, con una resa di appena 7 quintali per ettaro, ad alcuni areali - vere e proprie “mosche bianche” – come alcuni campi tra le province di Palermo e Trapani dove si registra un’ottima produzione che ha toccato i 60 quintali. Ma si tratta di eccezioni.

Nella zona di Corleone la grave siccità autunnale e invernale, il freddo anomalo arrivato in primavera e le grandi piogge di giugno potrebbero provocare muffe e funghi. La produzione qui si è ridotta del 50% rispetto al dato medio, a risentire delle condizioni meteoclimatiche avverse è anche il foraggio che, una volta raccolto, è stato soggetto a piogge che lo stanno rovinando e deprezzando.

Nell’Agrigentino, invece, dove nel corso degli ultimi mesi oltre alla siccità hanno pesato gli sbalzi termini e il freddo tardivo, dai 45 quintali si è passati a 28-30, sempre per ettaro. I primi raccolti sono già stati sottoposti ad analisi che hanno rivelato una qualità “eccellente” per presenza di proteine e colore. I coltivatori di questa, come delle altre zone, sperano adesso che non piova più: la pioggia, in questo periodo, può portare allo “sbianconatura” del raccolto influenzando negativamente sull’aspetto e il colore del prodotto, che per questo può perdere valore.

Nell’Ennese, provincia ad alta vocazione cerealicola, i numeri cambiano anche a distanza di pochi chilometri. La resa media di grano duro nella parte sud normalmente è di 35 quintali, le mietitrebbiatrici hanno portato a casa 20 quintali a ettaro, resa che si è abbassata a 15-17 per il prodotto coltivato in regime biologico. E’ andata meglio nella zona nord, anche al confine con la provincia catanese, dove si sono toccati i 40 quintali, mentre nell’agro di Aidone la resa è stata di 30.

E adesso c’è l'incognita dei prezzi, al momento molto bassi: la quotazione attuale varia tra i 177 e i 192 euro a tonnellata, ben al di sotto dei costi di produzione che oscillano tra i 220 e i 250 euro per ettaro. “Siamo fiduciosi che i prezzi possano salire e quantomeno ripagare i costi di produzione”, commenta Antonino Cossentino, presidente della Cia Sicilia Occidentale. “La quotazione attuale riguarda l’invenduto dello scorso anno, adesso per il nuovo raccolto molti fattori dovrebbero essere a nostro favore, visti anche gli scenari internazionali e i problemi di siccità avuti anche in America e Russia. I nostri agricoltori non demordono, fanno sempre la loro parte nonostante le avversità. Serve invece più attenzione nei loro confronti sui pagamenti dei fondi a disposizione con il PSR. L’Agea, l’ente pagatore, deve cambiare passo, non è possibile aspettare ancora i pagamenti per i bandi di 2-3 anni fa, perché si mette a fortissimo rischio la loro sopravvivenza”.

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