Martedì, 17 Luglio 2018
TRIBUNALE

Intercettazione "fantasma" Tutino-Crocetta, il giornalista Messina a processo: "Ecco come è andata"

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“Ricordo di avere sentito le due parole ‘fatta fuori’, non ho avuto modo di capire chi stava parlando e di cosa. Dal telefonino partì per sbaglio questo audio e si è sentita solo questa frase. L’audio era molto basso. Fu il capitano Cosentino a dirmi, in successive conversazioni, che gli interlocutori erano l’allora presidente della Regione, Rosario Crocetta, e il medico Matteo Tutino che avrebbe detto la famosa frase”.

Lo ha detto il giornalista Piero Messina deponendo al processo in cui è imputato di calunnia e diffusione di notizie false assieme al collega Maurizio Zoppi. I due giornalisti sono gli autori dell'articolo sulla presunta intercettazione tra il governatore siciliano Rosario Crocetta e il suo medico, Matteo Tutino.

Nel colloquio i due avrebbero parlato dell'allora assessore regionale alla Salute, Lucia Borsellino. Il medico, accusato di falso, truffa e peculato, secondo quanto ricostruito dai due giornalisti, avrebbe detto a Crocetta: "Lucia Borsellino va fatta fuori come il padre". Ma dell'intercettazione non c'è traccia.

L'inchiesta è stata condotta dal pm Claudio Camilleri. Il primo a essere iscritto per questi reati è stato Messina. Il giornalista, dopo le polemiche suscitate dalla pubblicazione della notizia e, soprattutto, dopo la smentita della Procura, sarebbe andato da un ufficiale del comando provinciale dei carabinieri di Palermo al quale avrebbe rivelato che a parlargli dell'intercettazione era stato l'ex capo del Nas, Mansueto Cosentino, ora in servizio in Lombardia.

L'ufficiale fece immediatamente una relazione di servizio ai pm. Cosentino, subito dopo, venne interrogato. Il comandante del Nas negò categoricamente di avere mai rivelato la notizia a Messina. Scattò l'iscrizione per calunnia e rivelazione di notizie false.

Zoppi, invece, fu iscritto solo per il reato meno grave. Durante il primo interrogatorio i due si avvalsero della facoltà di non rispondere. Poi chiesero di essere sentiti. Alla fine dell'incontro con i magistrati Zoppi, che ribadì le accuse verso Cosentino, si ritrovò iscritto per calunnia. Convocato nuovamente dalla Procura decise di non rispondere.

“Dopo l’ascolto di questo brandello di conversazione telefonica - ha spiegato Messina - ho visto il capitano Cosentino molto imbarazzato e poi gli ho detto che ci sentivamo in seguito perché io in quel periodo stavo pubblicando dei pezzi sulla vicenda Tutino. Non ho insistito perché sapevo che c’erano delle indagini in corso. Non volevo mettere in difficoltà il capitano Cosentino”.

“Zoppi arrivò in un momento successivo - ha proseguito - non c’era quando partì l’audio. Io poi ho deciso di pubblicare la notizia, sulla quale lavoravo da un po’, nell’estate del 2015. Quando l’assessore Borsellino si dimise, decisi di fare un approfondimento sulla sanità. Io dissi a Cosentino se potevo scrivere che c’era una telefonata dove si diceva: ‘Va fermata, va fatta fuori come suo padre”. Sulla parte ‘suo padre’ non era certo e mi suggerì di avere conferme anche perché lui non era più al comando Nas. Mi disse di rivolgermi alla Procura di Palermo. Così feci. Non avendo però assoluta certezza, misi fuori dalle virgolette la parte ‘come il padre’. Poi, per motivi di editing, la cosa venne messa dentro le virgolette. Nel mio articolo originale non era così”.

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