Lunedì, 25 Giugno 2018

Aborto: Pd, in Lombardia troppo alta l'obiezione di coscienza

Salute e Benessere
Aborto, Pd: troppi obiettori in Lombardia
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 Mentre le interruzioni di gravidanza sono in calo, il numero di obiettori rimane ancora troppo alto: è questa l'estrema sintesi dei dati sull'applicazione della legge 194 nella Regione, raccolti in un'indagine condotta dal Pd. Nel 2017 le interruzioni di gravidanza in Lombardia sono state 13.499, 331 in meno rispetto al 2017. "Sconfortante, invece - afferma la consigliera regionale dem Paola Bocci, che ha presentato lo studio - il quadro relativo alla percentuale di ginecologi obiettori di coscienza, la cui presenza resta quasi invariata: il 66,1% nel 2017, a fronte del 68,2% del 2016". In 5 ospedali - Gallarate, Iseo, Oglio Po, Sondalo e Chiavenna - i ginecologi obiettori sono la totalità. In altre 11 strutture superano l'80% mentre solo in 8 ospedali sono sotto il 50%. La Lombardia è inoltre tra le ultime regioni italiane per l'utilizzo della pillola abortiva Ru486, autorizzata dall'Aifa nel 2009: solo l'8,2% degli ospedali lombardi ricorrono al metodo farmacologico per l'interruzione di gravidanza, a fronte di una media nazionale del 18,2%. Fanno eccezione gli ospedali di Lodi e Mantova, dove l'impiego della Ru486 è molto alto, rispettivamente dell'83% e nel 58,2% dei casi. Altro dato critico è quello del numero di consultori pubblici. "Secondo la legge - sottolinea Bocci - dovrebbero essere 1 ogni 20 mila abitanti ma la Lombardia è ben lontana dal rispetto dei parametri anzi si classifica ultima in Italia con solo 0,3 strutture per abitante, ossia 1 a 60 mila". Secondo la consigliera, la carenza di strutture che promuovono la prevenzione è dimostrata anche dall'alto numero di donne extracomunitarie che ricorrono all'aborto, che rappresentano il 34,8% del totale delle interruzioni di gravidanza. 

Concorsi ad hoc per non obiettori
 "La carenza di medici non obiettori fa sì che i pochi che praticano l'aborto abbiano un carico di lavoro altissimo. In Lombardia devono fare 3 interventi alla settimana, talvolta spostandosi fra diversi presidi, a fronte di 1,3 in Piemonte 1,2 in Veneto, questo anche per il fatto che solo il 63,9% delle strutture che hanno il reparto di ostetricia e ginecologia effettuano l'interruzione di gravidanza. In alternativa, le Ats sono costrette a ricorrere a personale esterno, cioè a medici gettonisti, che si recano negli ospedali esclusivamente per questo tipo di intervento e per i quali nel 2017 sono stati spesi 147.504 euro". Lo sottolinea la consigliera regionale del Pd, Paola Bocci, presentando i dati dell'indagine sull'applicazione della legge 194 in Lombardia. "Alla Regione - sottolinea Bocci - chiediamo di attuare la legge 194 in tutte le sue parti. Questo obiettivo deve essere raggiunto anche con l'assunzione di ginecologi non obiettori tramite concorso ad hoc, laddove ci sia una carenza, così come è stato fatto in Lazio dalla giunta Zingaretti". Per quanto riguarda la pillola abortiva Ru486 "chiederemo con una mozione in Consiglio che sia incentivato, promuovendo procedure di ricovero meno restrittive, l'uso del metodo farmacologico nel rispetto della legge 194 che mira a tutelare la salute fisica e psichica della donna" annuncia Bocci. Sui consultori, infine, "chiediamo alla Regione di tornare a investire in queste strutture, senza le quali l'obiettivo della 194, ridurre a zero il numero delle interruzioni di gravidanza, non potrà mai essere raggiunto" conclude la consigliera.
   

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