Martedì, 16 Ottobre 2018

Veri muscoli e metallo, pronti i progenitori dei cyborg

Il futuro potrebbe davvero essere popolato da cyborg simili a quelli dei film di fantascienza: il primo passo in questa direzione è stato fatto con quelli che potrebbero essere i loro progenitori, grazie a fibre muscolari vive fatte crescere direttamente su una struttura metallica, che praticamente funge da osso. La ricerca dell'Università di Tokyo, pubblicata sulla rivista Science Robotics, ha mostrato che questi piccoli robot bio-ibridi riescono a imitare i movimenti di un dito umano e restano perfettamente funzionanti per più di una settimana.

"Si tratta di un nuovo tipo di robot i cui vantaggi più importanti sono due", spiega all'ANSA Leonardo Ricotti, ricercatore dell'Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa ed esperto di robot bio-ibridi e tessuti artificiali. "Da un lato la presenza di veri muscoli permette di avere robot molto più fluidi e flessibili, con movimenti simili a quelli degli esseri viventi, dall'altro - aggiunge - si possono sfruttare le cellule muscolari come motori per microrobot, che troverebbero applicazione soprattutto in ambito medico".

I ricercatori guidati da Yuya Morimoto sono riusciti a superare gli ostacoli dell'integrazione tra tessuti viventi e macchine sviluppando un nuovo metodo per far crescere i muscoli direttamente sullo scheletro del robot, partendo da cellule staminali chiamate mioblasti fino ad arrivare a tessuto muscolare scheletrico perfettamente funzionante. I muscoli sono stati posizionati in modo da avere coppie antagoniste proprio come avviene nel corpo umano, ad esempio con bicipite e tricipite nel braccio, in cui mentre uno si contrae l'altro si distende e viceversa.

"I benefici di usare coppie di muscoli antagonisti sono molti, come ha dimostrato questa ricerca per la prima volta" continua Ricotti. "A cominciare dalla salute dello stesso tessuto muscolare, che non si deteriora in poco tempo come è sempre accaduto negli studi precedenti". I "cyborg" sono già stati testati con successo per diversi compiti, come raccogliere e infilare un anello o trasportare all'unisono una cornice quadrata. "Questo è un campo di ricerca in rapida espansione - conclude il ricercatore del Sant'Anna - e le applicazioni sono ancora lontane, ma molto interessanti".

© Riproduzione riservata

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