Venerdì, 17 Agosto 2018

Scoperto l'ossigeno più antico dell'universo

Scienza e Tecnica
La galassia MACS1149-JD1, dove è stato individuato il più antico ossigeno dell'universo (fonte: ALMA (ESO/NAOJ/NRAO), NASA/ESA Hubble Space Telescope, W. Zheng (JHU), M. Postman (STScI), the CLASH Team, Hashimoto et al.)
© ANSA

Si trova in una galassia distante 13,28 miliardi di anni luce e risale al periodo in cui il cosmo aveva solo 500 milioni di anni: è l'ossigeno più antico dell'universo mai individuato. Appare di colore fluorescente perché è illuminato dalla luce ultravioletta delle prime stelle nate dopo il Big Bang e, per questo, mette direttamente sulle loro tracce. Pubblicata su Nature, la scoperta è del gruppo della giapponese Osaka Sangyo University guidato da Takuya Hashimoto.

"Ero elettrizzato nel vedere il segnale di quest'ossigeno distante", ha rilevato Hashimoto. "La scoperta - ha aggiunto - spinge più indietro le frontiere dell'universo osservabile". Il più antico ossigeno dell'universo è stato individuato nella galassia chiamata MACS1149-JD1, grazie al radiotelescopio Alma (Atacama Large Millimeter - submillimeter Array) dell'Osservatorio Europeo Meridionale (Eso), in Cile.

Subito dopo il Big Bang l'ossigeno non esisteva ancora nell'universo, che era buio e composto prevalentemente da idrogeno ed elio, ha detto all'ANSA il cosmologo Andrea Ferrara, della Scuola Normale Superiore di Pisa. Le "prime stelle - ha aggiunto - si sono formate da questi due gas e avevano caratteristiche diverse da quelle attuali: erano molto massicce, circa 50-100 volte più massicce del Sole, ed erano anche estremamente più calde e producevano più radiazioni ultraviolette, rispetto alle stelle di oggi".

A generare l'ossigeno sono stati i processi di fusione nucleare avvenuti nelle prime stelle che, morendo, hanno liberato il gas nell'universo. I cosmologi sono convinti che nella galassia siano ancora presenti alcune delle stelle primitive perché gli atomi di ossigeno appaiono fluorescenti: perché questo accada è necessario "che gli atomi siano illuminati dalla luce ultravioletta prodotta dalle prime stelle", ha osservato Ferrara. Di conseguenza, la rilevazione dell'ossigeno in quell'antica galassia indica che le prime stelle si sono formate almeno 250 milioni di anni dopo il Big Bang e così la scoperta risponde a una delle più grandi domande nell'astronomia moderna, cioè quando sono nate le prime stelle.

Secondo i ricercatori, inoltre, le prime stelle di questa galassia lontanissima sarebbero nate in due diversi 'baby boom stellari'. Durante il primo evento, le stelle neonate, con i loro venti, avrebbero allontanato tutto il gas dalla galassia, bloccando le nascite per un certo periodo. Il gas sarebbe poi ricaduto nella galassia e questo avrebbe generato un secondo boom, durante il quale sarebbero nate le stelle che stanno illuminando l'ossigeno rilevato da Alma.

Il prossimo passo sarà cercare di vedere quelle stelle primitive e i ricercatori contano di poter guardare così lontano combinando le osservazioni condotte con il radiotelescopio Alma e il futuro telescopio spaziale della Nasa, il James Webb Space Telescope. "Con la galassia MACS1149-JD1 - ha rilevato Richard Ellis, dell'University College London - siamo riusciti a osservare i confini dell'universo visibile: siamo ottimisti nel pensare che ci stiamo avvicinando all'osservazione delle prime stelle".

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