Martedì, 25 Settembre 2018

Ricostruita la 'fotocopiatrice' delle prime forme di vita

Scienza e Tecnica
Rappresentazione artistica della Terra primtiva (fonte: Nasa Goddard Space Flight Center, Conceptual Image Lab)
© ANSA

Ricostruita in laboratorio la 'fotocopiatrice molecolare' con cui si sarebbero riprodotte le prime forme di vita sulla Terra: si tratta di un sistema di replicazione genetica attualmente inesistente in natura, che 3,7 miliardi di anni fa potrebbe aver permesso la duplicazione dei filamenti di Rna ripiegati in 3D che formavano i primi enzimi dispersi nel brodo primordiale. A indicarlo è lo studio pubblicato su eLife dal Laboratorio di biologia molecolare del Medical Research Council (Mrc) in Gran Bretagna, dove lavora anche il biochimico italiano Edoardo Gianni.

Questo risultato, sebbene rappresenti solo un primo passo verso la soluzione del mistero sull'origine della vita, potrebbe aprire scenari inediti anche per la nostra salute, come spiega Nathan Richardson, direttore della Medicina molecolare e cellulare del Medical Research Council: "capire i requisiti minimi necessari per la replicazione dell'Rna e come questi sistemi possono essere manipolati può offrire nuove stimolanti strategie per trattare le malattie umane".

La chiave di questo progresso è la biologia sintetica, che ha permesso ai ricercatori britannici di sviluppare in provetta un meccanismo inedito di replicazione dell'informazione genetica contenuta nella molecola 'cugina' del Dna, l'Rna appunto. Solitamente la molecola viene copiata dall'enzima aggiungendo una 'lettera' (ovvero una base) per volta: il nuovo enzima creato in laboratorio, invece, usa tre 'lettere' per volta, ovvero 'triplette' formate da tre basi che si legano in modo più forte al filamento di Rna ripiegato, permettendo così di srotolarlo e copiarlo più agevolmente.

Ora i ricercatori intendono ripetere l'esperimento in un ambiente che mimi le condizioni biochimiche presenti nel brodo primordiale. "Si tratta di una biologia sintetica del tutto nuova, ci sono molti aspetti del sistema che non abbiamo ancora esplorato", spiega il coordinatore dello studio, Philipp Holliger. "Speriamo che in futuro possa avere delle applicazioni biotecnologiche".

© Riproduzione riservata

* Campi obbligatori

Immagine non superiore a 5Mb (Formati permessi: JPG, JPEG, PNG)
Video non superiore a 10Mb (Formati permessi: MP4, MOV, M4V)

X
ACCEDI

Accedi con il tuo account Facebook

Login con

Login con Facebook
  • Seguici su
X