Sabato, 22 Settembre 2018

A spasso per l'Orto Botanico, 'siamo parenti delle piante'

TORINO - Vuole contribuire a un cambiamento di atteggiamento nei confronti delle piante Daniele Zovi e per questo l'ex dirigente del Corpo Forestale dello Stato ha scritto 'Alberi sapienti, antiche foreste' (Utet). E all'Orto Botanico al Valentino di Torino, ha spiegato come "guardare, ascoltare e avere cura del bosco" in uno degli eventi Off del Salone del Libro che ha visto la partecipazione, a ingresso gratuito, di molte persone, nonostante l'arrivo di un forte acquazzone.

"Siamo parenti dell'orango, del cane ma anche parenti del fagiolo, del platano, dell'abete rosso" ha spiegato Zovi, che è originario di Roana, un paesino sull'altipiano di Asiago ed è cresciuto insieme al figlio di Rigoni Stern. "Dobbiamo smettere di tagliare gli alberi e le piante a casaccio. Dobbiamo guardarle con rispetto. Sono il 99 per cento della biomassa" ha raccontato l'esperto di scienze forestali a un pubblico attento, mostrando le piante plurisecolari che ci sono all'orto botanico. "Finora i vegetali sono stati visti, pensati e avvertiti come oggetti, quasi inanimati, ma questo è un retaggio che arriva ancora dai tempi di Aristotele e di cui siamo ancora, in parte, prigionieri. In realtà i vegetali sono dotati di sensi. Sono esseri sensibili con vista, tatto, olfatto. Comunicano tra loro e hanno sistemi di solidarietà all'interno del gruppo. Per questo, quindi, in un certo senso ci assomigliano" dice.

Una somiglianza che "non ci deve scandalizzare", come documenta nel libro, ricco di foto, e come sottolinea all'Orto Botanico Zovi. "Se pensiamo all'Abate Gregor Mendel, ha posto le basi della genetica studiando i piselli che sono vegetali. Abbiamo molte cose simili" spiega Zovi nella sua passeggiata. Una somiglianza con le piante che non è facile da cogliere, perché "stiamo parlando di somiglianza genetica, a livello dei tessuti, delle cellule che sono molto simili a quelle animali. Però è chiaro che non si vedono. Quello che possiamo fare è andare per boschi in tranquillità, magari in solitudine o in due o tre persone, non di più, nel silenzio, e stare ad aspettare e ascoltare la natura. Così ci accorgeremo che all'interno del bosco c'è un flusso di energia che è dato proprio dai rapporti che intercorrono tra le piante e gli esseri viventi che sono all'interno di quel bosco di cui noi potremmo far parte, in quel momento. Per ciò andare per boschi può diventare una esperienza spirituale, perché ristabilisce anche il senso del nostro stare al mondo".

Ormai è sempre più chiaro, o forse lo avevamo dimenticato, che stare nel bosco fa bene innanzitutto dal punto di vista psicologico. "Si sta bene perché si coglie immediatamente di stare in un posto giusto. Certo, il primo momento può incutere paura, spaesamento, ma dopo un po' ci si abitua e si sta bene" sottolinea Zovi. Dal punto di vista fisico bisogna ricordare che "ci sono in giro, nel bosco, i monoterpeni, dei gas emessi dalle piante che aiutano molto l'organismo umano a combattere le malattie di vario genere" dice l'autore che invita ad entrare in questo flusso di energia benefica.

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