Mercoledì, 14 Novembre 2018
NUOVE CONSULTAZIONI

"Governo con M5s o le elezioni": Salvini in pressing su Berlusconi, ma cresce la tensione nel centrodestra

Da una parte c'è Di Maio che fa un passo indietro. Dall'altra c'è Salvini che pressa Berlusconi per un governo politico con i grillini.

Ieri sera a Palazzo Grazioli è andato in scena l'ultimo confronto tra i due leader di Lega e Forza Italia in vista delle consultazioni di oggi al Quirinale.

Luigi Di Maio, per la prima volta pubblicamente, ha detto di essere disposto a rinunciare alla premiership e ha invitato Matteo Salvini a scegliere con lui un nome terzo, "politico", per un governo M5s-Lega. Silvio Berlusconi deve starne fuori, è l'unica condizione ribadita da Di Maio.

Ma la condizione resta inaccettabile per il leader di Forza Italia, che dice no a un appoggio esterno e resiste così al pressing dell'alleato: al termine di un vertice notturno del centrodestra le posizioni restano distanti, la tensione alta. E a poche ore dall'ultimo giro di consultazioni al Quirinale, Salvini avverte il Cavaliere: la Lega dice no a un governo del presidente, l'unica alternativa a un esecutivo politico con M5s è il voto.

Salvini e Berlusconi viaggiano sullo stesso aereo da Milano a Roma e poi con Giorgia Meloni restano riuniti per due ore a Palazzo Grazioli. Ma alla fine l'intesa non c'è, tanto che i leader del centrodestra potrebbero rivedersi prima di andare al Colle. E' loro la palla dopo la mossa di Di Maio, che in un'intervista tv si dice pronto a un passo indietro dalla premiership per sostenere un nome "terzo" e fare con la Lega - e magari l'astensione di FI - un governo che assicuri il via libera a "reddito di cittadinanza, abolizione della legge Fornero e legge anticorruzione".

L'alternativa, dice anche Di Maio, è solo il voto, perché M5s e Lega dicono no a governi tecnici o del presidente. Salvini mostra apprezzamento per la mossa pentastellata e prova a convincere il Cavaliere, perché un governo possa nascere senza spaccare il centrodestra.

Non sarebbe sostenibile, per Salvini, l'idea del Cavaliere di appoggiare un governo del presidente nell'attesa di creare in Parlamento le condizioni per la nascita di un esecutivo di centrodestra. Se l'accordo con Di Maio si facesse, ipotizzano nel centrodestra, si potrebbero chiedere un premier come Giancarlo Giorgetti, e Salvini si farebbe garante dell'alleato.

Ma Berlusconi non accetta: andiamo al Colle a invocare l'incarico a un premier del centrodestra, continua a chiedere. E se Mattarella proponesse un governo del presidente, sostengono fonti di FI, il Cav sarebbe disponibile, pur di tenere unito il centrodestra, a dire no e accettare il ritorno alle urne.

L'opzione di un governo di tregua resta dunque sul tavolo di Sergio Mattarella. Il presidente della Repubblica riceverà tutti i partiti per un ultimo giro di consultazioni. Se M5s e centrodestra gli portassero l'accordo, con il nome del premier terzo e i numeri per sostenerlo, darebbe il via libera alla nascita di un esecutivo politico. Nel caso, probabile, che ciò non avvenga farebbe la sua mossa incaricando una personalità che si presenti alle Camere per la fiducia. Se non la ottenesse, per il "no" netto di M5s e Lega, il governo del presidente resterebbe in carica per gli affari correnti fino al voto, a luglio o ottobre. "Prima delle urne siamo pronti a votare un decreto 'manovrina' per scongiurare l'aumento dell'Iva", dice Di Maio, assicurando al Colle che M5s si impegna a evitare il rischio che il protrarsi della crisi porti all'esercizio provvisorio di bilancio.

Di Maio sembra già prepararsi all'ipotesi di una campagna elettorale. E a evocare un "rischio per la democrazia rappresentativa" generato "dall'esclusione" dal governo del M5s.

A quel punto, dice, "dovremo inventarci qualche altra cosa", come "strumenti di democrazia diretta" e il referendum sull'Euro invocato da Beppe Grillo. Ma ci sarebbe anche il "rischio di azioni non democratiche". "Io non minaccio nulla", sottolinea Di Maio. Ma basta al Pd per parlare di "parole eversive": "Abbiamo fatto bene a non fare l'accordo con lui", dice Matteo Orfini. E fa insorgere i Dem anche un'altra affermazione di Di Maio: "Ho incontrato - racconta il leader M5s - esponenti delle forze dell'ordine che hanno condotto una grande inchiesta arrivata alla ribalta nazionale: il loro nucleo è stato smembrato". "A che titolo li ha visti?", domanda il Pd.

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