Sabato, 23 Giugno 2018
LO STUDIO

"Cellulari come oppio", le notifiche dello smartphone creano dipendenza

ROMA. Sono parte integrante della nostra vita, ci permettono di rimanere sempre connessi e informati. Ma il rovescio della medaglia è che siamo diventati incapaci di ignorare suonerie e vibrazioni che ci avvertono di nuove e-mail e messaggi ricevuti sugli smartphone.

Con il risultato che la 'digital addiction' è il nuovo 'oppio dei popoli', ovvero ci rende dipendenti in modo non troppo diverso da come lo si può essere dagli oppiacei. A evidenziare come il meccanismo che sta dietro l’abuso di telefonini e tablet non sia troppo diverso da quello di sostanze stupefacenti è uno studio pubblicato su NeuroRegulation.

«La dipendenza dall’uso di smartphone inizia a formare connessioni neurologiche nel cervello in modo simile a quelle che si sviluppano in coloro acquisiscono una dipendenza da farmaci oppioidi per alleviare il dolore», spiega Erik Peper, professore di educazione alla salute presso l’Università di San Francisco e primo autore dello studio.

In un sondaggio condotto su 135 studenti, i ricercatori hanno scoperto che chi utilizzava continuamente i telefonini aveva più elevati livelli di senso di isolamento, depressione e ansia. È la conseguenza della sostituzione dell’interazione faccia a faccia con una forma di comunicazione in cui il linguaggio del corpo non può essere interpretato.

Quegli stessi studenti erano propensi, mentre studiavano o frequentavano le lezioni, a guardare i loro smartphone, in un permanente «semi-tasking» che fa svolgere più compiti contemporaneamente ma con un risultato dimezzato rispetto a quanto si otterrebbe focalizzandosi su uno alla volta. Ma perché accade questo? Push e notifiche che arrivano sui nostri smartphone e tablet, spiegano i ricercatori, ci fanno sentire obbligati a guardarli.

Attivano infatti gli stessi percorsi neuronali che una volta ci avvisavano di un pericolo imminente, come l’attacco di un predatore. «Ma ora siamo dirottati, dagli stessi meccanismi che una volta ci proteggevano, verso le informazioni più banali», spiega Peper. Di fatto, le innate risposte biologiche al pericolo vengono manipolate per ottenere «più occhiate, più clic, più soldi».

Il primo passo verso la 'disintossicazionè è convincerci delle nostre potenzialità. «Così come possiamo metterci a dieta, possiamo allenarci ad essere meno dipendenti dai dispositivi». Basta disattivare le notifiche push, controllando e-mail e social in momenti specifici della giornata.

© Riproduzione riservata

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