Lunedì, 23 Aprile 2018

Fotografia: quei sogni sfumati in mostra a Palermo

PALERMO - Quando i sogni si incontrano con la realtà e trasportano l'osservatore in un mondo onirico di colori. Ecco la filosofia di Michele Ginevra poeta prestato alla fotografia, o viceversa, autore degli scatti che saranno esposti dal 13 aprile alle ore 19 presso Magneti Cowork in via Emerico Amari, 148 a Palermo. La mostra sarà visitabile fino al 5 maggio. Gioca con la sfumature e le elabora a caccia di emozioni, Ginevra. "In un mondo dove la tecnologia delle immagini insegue costantemente la nitidezza, il dettaglio, l'ultra definizione, parlare del suo esatto contrario, cioè dell'indefinito, dell'indeterminatezza, della chiarezza ridotta ai minimi termini, può risultare quasi blasfemo, - afferma - specie nel variegato mondo della fotografia, dove fotocamere ed obiettivi raggiungono livelli di nitidezza e dettaglio inimmaginabili fino a qualche decennio fa. Eppure il concetto di vago, di indefinito, di tutto ciò che si vede e non si vede, suscita in me un'attrazione irresistibile, un fascino che si intreccia coll'immaginario onirico del poeta che è in me, ed anzi oserei dire che è in ognuno di noi". Le immagini sono state anche pubblicate in un catalogo. Lo sguardo dell'autore si sofferma su tutto ciò che rende gli oggetti, le strade, gli alberi e le persone, indefiniti ed incerti. In una sequenza variopinta di riflessi. "Tutto ciò - dice - desta ai miei occhi, un irrefrenabile interesse, come la tenue e morbida luce che penetra attraverso la foschia di una giornata uggiosa e piovigginosa, che smorza le asprezze delle superfici e dei contorni, o le immagini riflesse in uno specchio d'acqua, oppure quelle distorte che filtrano attraverso un vetro bagnato dalla pioggia o qualsiasi altro fenomeno atmosferico ed ottico che esalti il magico effetto d'indeterminatezza". Per Ginevra insomma "il prediligere l'indefinito ed il vago in fotografia, piuttosto che la nitidezza e l'iperrealismo, rispecchia quindi un modo di essere e di interpretare la realtà, piuttosto che riprodurla semplicemente alla stregua di una fotocopia della stessa". Così lentamente prendono corpo nei suoi scatti rispetto alla violenza della definizione la creatività nei contorni e nei colori. E' ciò che probabilmente ha indotto Cartier Bresson a pronunciare, ricorda Ginevra, la famosa frase "la nitidezza è un concetto borghese, perché in fondo rappresenta staticità, status quo, un tarpare le ali all'immaginazione ed in definitiva all'irrinunciabile bisogno di sognare". La mostra si compone di circa 40 fotografie stampate in alta qualità (FineArt) montate in passepartout ed incorniciate in formato 50x70 e 40x50 cm con numero di serie e tiratura limitata a 10 copie. (ANSA).
   

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