Venerdì, 21 Settembre 2018
NETTA AFFERMAZIONE

In Svizzera bocciata con un referendum l'abolizione del canone tv

BERNA. Netta sconfitta in Svizzera del referendum per la soppressione del canone radiotelevisivo. Al termine di una lunga ed accesa campagna, il 71,6% dei votanti ha bocciato il testo promosso dalle sezioni giovanili di due partiti di destra (Unione democratica di centro e Partito liberale radicale) che volevano l’abolizione della tassa in nome del libero mercato. Se l’iniziativa fosse stata accettata, la Svizzera sarebbe stato il primo Paese in Europa ad abolire il servizio pubblico nel settore della radio e della televisione, come aveva sottolineato il governo, fortemente contrario alla proposta che minacciava «la sopravvivenza» della Società svizzera di radiotelevisione (Ssr), l’equivalente della nostra Rai in un mercato audiovisivo piccolo ma multilingue come quello elvetico.

Il responso delle urne è stato chiarissimo, con una valanga di "No" superiore a quanto pronosticato dai sondaggi e una rara e totale unanimità dei cantoni, con percentuali di voti contrari al testo che hanno raggiunto il 78,3% a Neuchatel e il 78,1% nel Giura. Anche il Ticino ha votato contro con il 65,5% dei voti. Per i promotori del referendum - battezzato "No Billag" dal nome della società che riscuote il canone - il sistema del canone è antiquato nell’era di internet e delle Tv a pagamento ed i cittadini devono poter pagare solo quello che consumano. Ma di fronte alla sconfitta, hanno fatto buon viso a cattiva sorte: "Non ho mai pensato che l’iniziativa potesse essere accettata», ha detto la deputata dell’Udc Natalie Rickli, citata dall’agenzia svizzera Ats.

«Eravamo in anticipo sui tempi», ha aggiunto, ritenendo comunque positivo il fatto che sia stata avviata una discussione sul tema. Tra i più soddisfatti per l'esito del voto, il direttore della Ssr Gilles Marchand che vede nel risultato odierno «un segnale forte per il servizio pubblico, per le radio e televisioni regionali, nonché per l'insieme della Svizzera». Anche in Italia l’Usigrai, il sindacato dei giornalisti di Viale Mazzini, ha parlato di "vittoria del servizio pubblico» e «sconfitta di populisti e qualunquisti».

Oltre alla Ssr, che fornisce un servizio pubblico multimediale in tutte le regioni e le lingue nazionali (tedesco, francese, italiano e romancio), i proventi del canone sono destinati a radio locali e Tv regionali che adempiono un mandato di servizio pubblico. Pari a 451 franchi annuali (circa 390 euro), il canone svizzero è tra i più cari in Europa. Dal primo gennaio del 2019 scenderà in ogni caso a 365 franchi all’anno. Dovrà essere pagato indipendentemente dal possesso di apparecchi di ricezione ed anche le aziende dovranno pagare un canone calcolato in funzione della cifra d’affari, se supera i 500.000 franchi. Il direttore della Ssr ha comunque ribadito oggi che l'ente prevede misure di risparmio. «Dovremo concentrarci meglio sulle nostre priorità: informazione, cultura e mondo digitale», ha detto. La partecipazione al voto si è attestata al 54,1%.

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