Venerdì, 16 Novembre 2018
ERA FIGLIO DI FAUSTO

Addio all’ultimo nipote di Pirandello: è morto Pierluigi

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Pierluigi Pirandello

ROMA. «L’ultimo lembo», così Pierluigi Pirandello – morto l’altroieri a Roma a 89 anni – si definì una volta a proposito del cognome illustrissimo che portava addosso. Era infatti l’ultimo nipote del premio Nobel agrigentino Luigi – il gigante della drammaturgia europea del ‘900 - e figlio di Fausto, uno dei maestri della pittura della Scuola Romana.

«Avrei voluto scrivere di teatro - mi disse una volta - ma con questo cognome ci aveva già provato senza trovare spazio mio zio Stefano. Impossibile da portare, dopo il grande nonno – e aggiunse - anche dipingere mi sarebbe piaciuto, ma con mio padre alle spalle… Insomma ho fatto l’avvocato».

Ironia ed equilibrio erano sue caratteristiche evidenti ed anche nella sua instancabile attività culturale con la Fondazione Fausto Pirandello, creata con la moglie Giovanna Carlino, affrontava il disinteresse delle Istituzioni con una frase buttata lì: «Poverini, sono diventati tutti sordi».

Era nato a Parigi ed era stato tenuto nascosto al proprio nonno, Luigi, di cui papà Fausto temeva la reazione per quel matrimonio con la propria modella. E il nonno passava una somma mensile… In quel comune vicino Roma - Anticoli Corrado – detto il paese degli artisti e delle modelle, il giovane Fausto aveva conosciuto colei che avrebbe sposato di nascosto. Poi l’empito dell’arte li aveva portati a Parigi e quando casualmente Luigi Pirandello seppe d’essere nonno la vicenda si concluse nel migliore dei modi. Con un aumento del sostegno economico.

Nel 1936 Pierluigi Pirandello, ad Anticoli Corrado, aveva trascorso con il grande nonno quella che sarebbe stata l’ultima estate del drammaturgo siciliano. Mi aveva raccontato della soggezione che gli incuteva, ma anche della curiosità verso quell’uomo che con sapienza si occupava e preoccupava dei colori, dei pennelli e delle tele del proprio figlio. Era bambino Pierluigi, ma aveva avuto modo di assorbire quel fremito di un tempo che era già nella storia. Ho ricevuto la sua ultima e-mail martedì scorso. Mi comunicava il rinvio, a causa del maltempo su Roma, della presentazione del libro «Il Pirandello dimenticato», scritto insieme con Alfonso Veneroso.

Questo della «dimenticanza» riservata all’opera pittorica del proprio padre era il suo tarlo e con la sua Giovanna, la moglie, era stato l’impegno assiduo di tanti anni. Dopo quella di Londra, l’ultima mostra dei quadri di Fausto Pirandello era stata a Roma ed anche lì Pierluigi aveva accolto ogni ospite come se fosse il più gradito e il più ambito. Ed era così. Ognuno dei presenti era per lui un piccolo risarcimento delle insipienze dell’oggi.

Se n’è andato con lo stesso malanno di Luigi, il nonno. Una polmonite, anche se di diversa natura. E da ieri è lì dove i suoi genitori si conobbero, ad Anticoli Corrado, il paese degli artisti, delle modelle e di chi, come Pierluigi Pirandello, ha speso una vita per affermare che l’arte è eterna. Almeno per chi se ne ricorda.

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