Domenica, 27 Maggio 2018

Parodontite e impianti: quali sono i problemi che si nascondono dietro questa “relazione"?

Salute e Benessere
il vicepresidente SIdP, Nicola Marco Sforza
© ANSA

La parodontite è la principale causa di perdita dentaria nella popolazione adulta e l'implantologia rappresenta oggi indubbiamente la principale opzione di trattamento per la sostituzione dei denti mancanti.
Ne consegue che una gran parte degli impianti inseriti nella popolazione, riguardi pazienti che hanno perso denti proprio per cause parodontali.
E’ importante sottolineare che in questi pazienti la parodontite deve essere adeguatamente trattata prima dell’inserimento degli impianti. Diversi studi clinici in letteratura mostrano infatti come sia assolutamente controindicato inserire impianti su pazienti che presentino lesioni parodontali non trattate; analogamente è assolutamente necessario che i pazienti, dopo essere stati riabilitati con impianti, siano inseriti in un preciso programma di visite e richiami d’igiene professionale periodici (terapia parodontale di supporto).
Questo per evitare l'insorgenza, o consentire la diagnosi precoce, di una delle più temibili complicanze della terapia implantare, non sempre trattabile con successo, chiamata perimplantite, a causa della quale i tessuti attorno all’impianto si ammalano con la progressiva perdita di osso perimplantare, fino alla possibile perdita dell’impianto stesso.
Chi è affetto da parodontite e necessita di una riabilitazione implantare, deve inoltre sapere che, per il solo fatto di avere una“storia di parodontite,” può essere esposto a maggiori rischi di complicanze e fallimenti implantari nel corso degli anni. Questo in particolar modo nei casi in cui la parodontite si presenti in forma grave ed aggressiva, specie se associata a fattori di rischio aggiuntivi quali la scarsa igiene orale, la ridotta compliance alla terapia parodontale di supporto, la presenza di lesioni parodontali residue, il fumo.
Il paziente che abbia perso dei denti per parodontite infine, presenta frequentemente condizioni anatomiche dovute alla progressione della malattia stessa (deficit ossei, spostamenti dentali, recessioni gengivali) che possono rendere più difficile il corretto posizionamento implantare, rendendo necessario il ricorso a tecniche di chirurgia avanzata come quelle di rigenerazione dell’osso nelle sedi in cui sia carente, o all’impiego di soluzioni implanto-protesiche non convenzionali (ad es. impianti corti).
La buona notizia è che anche nei pazienti affetti da parodontite, se trattati adeguatamente, è possibile ottenere e mantenere nel tempo il successo implantare. Per questo tuttavia, come abbiamo detto, l’odontoiatra deve attuare un accurato inquadramento diagnostico e, conseguentemente, uno specifico piano di trattamento finalizzato al controllo della parodontite e dei possibili fattori di rischio associati prima, durante e dopo la terapia implantare.

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