Sabato, 21 Luglio 2018

Egizi-Etruschi, incontro è mostra a Roma

ROMA - Tutto è nato durante uno scavo alla Necropoli dell'Osteria di Vulci nel 2013. Tra le mani degli archeologi, dalla terra spunta uno Scarabeo.
Non una novità nei corredi etruschi. Ma questo, turchese, ''era di produzione egizia. Non era cioè una 'patacca', una di quelle imitazioni che si trovavano nei mercati. Questo era egizio''. In quello Scarabeo, racconta nelle sue ultime ore da Soprintendente Archeologia, Belle Arti e Paesaggio del Lazio Alfonsina Russo (a giorni direttore del Parco Archeologico del Colosseo), decorato ''con il cartiglio del Faraone Bocchoris, sovrano che restò al potere solo sei anni, ma che evidentemente affascinava molto la committenza'', c'era la testimonianza tangibile di quel filo che ha legato nei secoli due tra le più grandi civiltà del Mediterraneo. Da lì l'idea di raccontarlo con ''Egizi Etruschi - Da Eugene Berman allo Scarabeo Dorato'', mostra che dopo Vulci arriva a Roma, fino al 30 giugno, inaugurando anche il nuovo ''look'' che la Centrale Montemartini si 'regala' per i suoi primi 20 anni di aperura al pubblico: nuovo allestimento permanente ''che permette di esporre anche alcuni sarcofagi finora nei depositi - dice il Sovrintendente capitolino, Claudio Parisi Presicce - la facciata restaurata e il nuovo spazio di 250 metri quadrati per le esposizioni temporanee''. Dove oggi si celebra nuovamente quell'incontro tra Egizi ed Etruschi, con 250 preziosi oggetti in gran parte in arrivo dalla collezione dello scenografo e pittore russo Berman (donata nel 1952 alla Soprintendenza dell'Etruria meridionale e ''che rivede la luce dopo quasi mezzo secolo'') accanto a prestiti dal Museo Nazionale Archeologico di Firenze e ai reperti frutto invece delle nuove campagne di scavo effettuate tra il 2013 e 2017.
Gioielli, sculture votive, utensili decorati, sarcofagi di sfingi e mummie, che testimoniano intensi scambi commerciali, ma soprattutto un dialogo culturale tra due civiltà che condivisero ideali di legalità, simboli di potere e pratiche religiose.
''Furono soprattutto due - racconta la Russo - i momenti in cui Egizi ed Etruschi si incontrarono: tra l'VIII-VII secolo a.C. e poi il III-II a.C., quando il Mediterraneo era un mare che univa, a differenza di oggi. Gli scavi sistematici di questi anni ci hanno spinto anche a riscoprire quello che avevamo nei depositi''. Ecco allora che la passione di Berman introduce la mostra in un preambolo sui grandi collezionisti ottocenteschi accanto ad Augusto Castellani e Giovanni Barracco, anche loro cultori d'antichità che scelsero di donare al pubblico i propri tesori. Poi il percorso prosegue in cinque sezioni, tra l'ossessione per l'Oro ''Il metallo degli dei'', la gestione del potere di Faraoni e Principi, Il sogno di immortalità' Dee e dei dall'Antico Egitto all'Etruria e L'oro di Nefertum: profumi d'Oriente. Tra gli altri, anche i reperti della Tomba dalle mani d'argento di Vulci con il restauro e la ricostruzione di un Currus, un piccolo carro leggero da guidare in piedi. Chiude un piccolo omaggio alla attività del Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, con l'esposizione del prezioso corredo funerario della Tomba dello Scarabeo dorato, trovata a Vulci nel 2016 nell'ambito della attività di contrasto agli scavi clandestini.

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